mercoledì 18 novembre 2009

VITA O ISTITUZIONE


L’Istituzione distrattamente manda al macero carne umana. Ne uccide da andare fuori d’ogni calcolo. È così che tanti diventano uccisori. Certamente saranno pochi. Non certo per generalizzata follia o ingannevole ideologia. È così che lo Stato terrorizza i pochi per indurre i cercatori di verità a restare nei ranghi. Cosa che fanno volentieri.
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Vita o Istituzione. Non c’è scelta. Mastrogiovanni, Cucchi, Aldrovandi uccisi dallo Stato. L’Istituzione continua ad uccidere dopo avere massacrato. Nessuna differenza. Legacci agli arti nel Trattamento Sanitario Obbligatorio della Salute Mentale. Legacci agli arti nelle celle dell’Istituzione Carceraria. Massacrati da istituzioni diverse di un unico Stato. Massacrati da una promessa di cura e di libertà. Gli amanti della “verità”, oltre quella verità le cui grida rimangono senza suono oltre le loro orecchie cuori e portafogli, hanno scelto l’Istituzione. Noi rimaniamo incompatibili con qualsiasi verità di Stato.
Istituzione della Salute Mentale e Istituzione Carceraria. Due storiche sorelle di Stato. Più o meno totali. Sicuramente e indifferentemente autoritarie. Cinicamente mortali. Indipendentemente da quanti ne uccidono al giorno; da quanti ne massacrano attraverso l’ideologia della pena e l’ideologia della terapia. L’Istituzione fa il suo mestiere con ognuno di noi, indistintamente con gli esclusi. I cacainchiostro di regime che mestiere fanno? E gli amanti della “verità” al di là di ogni accecante verità? Li stanno uccidendo un’altra volta ancora.

venerdì 6 novembre 2009

AD ALDA MERINI

CI VOGLIAMO DIMETTERE DALLA VITA
O
VOGLIAMO DIMETTERE LORO?
LA SCELTA NON È PIÙ RINVIABILE!!!
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NOI CE LA VOGLIAMO FARE

Ad Alda. Dalla vergogna della Psichiatria agli onori della poesia. Non tutti ce l’hanno fatta dopo lunghi anni di Manicomio. Se lei ce l’ha fatta, vuol dire che anche oggi, chiunque, finito per un qualche motivo in Salute Mentale, per una qualche via può farcela? Qualche volta sì; molto spesso, ancora oggi, lascia la pelle sotto più pesanti pietre. La Merini attraverso la sua poesia al di là del suo dolore ha cantato l’attualità di questo pericolo. Eppure è proprio in quella perdita che Alda ha vinto comunque: nella promozione di una relazionalità empatica lì dove lo Stato attraverso i suoi Manicomi promuoveva una relazionalità autoritaria e di dominio chiamata “terapia” fino alla morte. Un esempio per chi decide di volercela fare.

Lietta cara
ricorda
c’è un inverno
fedele
caro solo ai poeti
l’inverno della loro follia
che
toccò anche tuo padre
vecchi entrambi
e
saccenti
dolenti per amore
non abbiamo rinchiuso
i nostri usci ardenti
che
continuano a dare
fiori di eccelse pietre.

(Poesia di Alda Merini dedicata a Lietta Manganelli)

mercoledì 21 ottobre 2009

DA NOI STESSI

TRA I LAGER NAZIFASCISTI
E
I LAGER DI STATO ATTUALI
CONTRO GLI IMMIGRATI
IL FILO DELLA DITTATURA È UNICO.
QUESTO FILO OGGI SI CHIAMA "DEMOCRAZIA".
LA LOTTA CONTRO LA LOGICA DELLE UTILITÀ
È
LOTTA DI DIGNITÀ E LIBERTÀ DELL'INDIVIDUO
CONTRO I PADRONI DEL PIANETA


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AUTO-MUTUO-AIUTO

Una Nicchia Ecologico Sociale Olistica

«Il movimento dell'auto-aiuto psichiatrico continua a crescere. La pubblicazione di ON OUR OWN in italiano dimostra il crescente interesse su quanto hanno da dire coloro cui è stata attribuita un'etichetta psichiatrica, sul sistema della salute mentale, sulle pratiche della psichiatria, sui tipi di servizi alternativi che ci siamo andati costruendo da soli.
Sebbene il libro faccia riferimento solo ai modelli statunitense e canadese, mi auguro che possa essere utile per gli italiani, pazienti, expazienti, operatori del settore psichiatrico e cittadini interessati al problema, mentre si avviano verso la costituzione di un movimento di autoaiuto esclusivamente italiano. È stato stimolante vedere, negli ultimi anni, quanti paesi abbiano dato vita ad outo-oganizzazioni di pazienti ed expazienti, e come tali organizzazioni, a dispetto di differenze specifiche locali, si siano sviluppate secondo prospettive essenzialmente simili. (...) Attraverso l'oceano, invio i miei migliori auguri all'Italia e spero che le vostre organizzazioni e programmi possano espandersi e prosperare.
» (Dalla prefazione all'edizione italiana di Judy Chamberlin.)
Niente, nel racconto di Judy, esclude che, pur in un’esperienza di auto-mutuo-aiuto, una persona possa avere bisogno di accedere ad un’esperienza di tipo medico o psicologico, ma niente obbliga a che la relazionalità medico-persona debba essere di tipo autoritario, in una logica istituzionale e delle Utilità.
(Leggi)

martedì 20 ottobre 2009

STORIA DI ARIANNA


IL DOTT. X

«Bisogna fare braccio di ferro con la paziente e qui comando io»



Arianna con la sua storia racconta, non una situazione eccezionale, ma la storia di tante altre persone diagnosticate dalla Salute Mentale. Il pericolo, dopo il danno, la beffa della “cura” e l’impossibilità di ogni umana difesa, è che tutto resti “come se nulla fosse accaduto”. I democratici di Stato vorrebbero sentire le due campane? Sì; soppiantandone direttamente una. Noi democratici non siamo. Tra la Salute Mentale e le persone da questa diagnosticate, prima di tutto, rimaniamo dalla parte degli esclusi. Fino a prova contraria.
Arianna è il nome con cui firma il racconto della sua dolorosa esperienza. Non fa nomi di medici né di strutture di ricovero. Questo la dice lunga sul potere che ha l’Istituzione del Male Mentale sugli individui: si può parlare dell’Istituzione solo se la si vuole incensare per averne ricevuto, cosa improbabile, enormi benefici. Se se ne volesse anche solamente parlare, con nome, cognome e indirizzo in relazione a tutti i suoi misfatti, oltre al ricatto, alla denuncia, alla persecuzione, oggi sarebbe una perdita ancora prima della denuncia. Gli psichiatri che l’hanno avuta in “terapia” portano allora un volto unico, quello del “Dott. X”.
Nei confronti del potere noi non possiamo vincere, ma non vogliamo nemmeno convincere utilizzando le stesse armi dello stesso potere né vogliamo nemmeno con-vincere vincendo assieme al potere che, alla prima occasione, ci presenta il conto. Che poi, nel tentativo di interrompere la repressione mortale in atto, la persona, tecnicamente e programmaticamente spinta a rivolgersi ai tribunali, perché tanto loro paura non ne hanno, cerchi una qualche difesa, è nella realtà dei fatti della comune umanità nei confronti del dominio. «Chi ne è responsabile ancora si sente sicuro di sé e del suo operato al punto di provocarmi invitandomi a denunciarlo.»
La nostra vittoria è un’altra cosa. È proprio da quella perdita che l’individuo può trovare la forza della rinascita nella riconquista della dignità, della libertà, della salute, della gioia di vivere contro ogni relazionalità autoritaria e nella pratica e promozione della relazionalità empatica e antiautoritaria.


- Il Dott. X

- Storia di Arianna su "L'INCOMPATIBILE"

Redazione del "Progetto Contraria-Mente"



giovedì 15 ottobre 2009

I BASAGLIATI



I BASAGLIATI

Percorsi di libertà

a cura di
Paolo Lupattelli



Ed. Crace, Perugia, agosto 2009


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Il metodo istituzionale del quale la 180 è espressione e che ha promesso salute nelle nuove istituzioni della Salute Mentale
- oltre ad essere stato ben lontano sia dalla salute promessa e dalla tutela della salute mentale
- oltre ad aver distrutto le enormi risorse libertarie nate e sviluppatesi nel corso delle lotte rivolte anche contro la Psichiatria manicomiale
- nel tempo ha anche annichilito il potenziale emancipativo scaturente anche dagli aspetti tecnici e metodologici delle buone pratiche nel tempo acquisite
- ha distrutto la possibilità di ogni motivazione ad uno sguardo diverso alle problematiche del Disagio Relazionale
- ha mobbizzato, violentato e represso tutti quegli operatori che hanno rifiutato le logiche manicomiali riprodotte nella Salute Mentale
- ha continuato a lasciare morire persone in regime di TSO legate e abbandonate nei letti degli ospedali della Salute Mentale e della nuova Psichiatria.
Se abbiamo imparato, non in quanto istituzione ma in quanto individui, a guardare alle problematiche del Disagio Relazionale con uno sguardo diverso, sapremo guardare allo stesso modo questo libro e quello che i loro autori scrupolosamente evitano di dirci, non certo perché non si tratta di brava gente, ma proprio per un fatto essenziale e molto elementare: sulla bontà dell’istituzione e della metodologia istituzionale niente hanno più da dirci al di là di quello che per trent’anni ci hanno detto senza riuscire a convincere né noi né quelli che sui letti della Salute Mentale hanno trascorso i momenti più brutti della loro vita né quelli che su quei letti hanno lasciato la pelle. Lo sapremo leggere con uno sguardo che ci deve portare al di là della Psichiatria, al di là dell’Anti-psichiatria ma anche al di là della logica del potere e delle Utilità che “I Basagliati” ritornano a proporre ancora oggi.



martedì 6 ottobre 2009

LETENOX. UNA BUFALA?




UN NUOVO SONNIFERO


«La pillola misteriosa»


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Al di là del Letenox i sonniferi contro la guerra sociale sono proprio tanti. Per la pace sociale ognuno fa come può. Fino al punto da denunciare, chiedendo credibilità, che un regime possa imbavagliare la propria stessa stampa.
Nello stesso giorno in cui tutti i “Noi sottoscritti” se ne vanno a Roma a manifestare contro il caduto a ciel sereno imbavagliamento della stampa da parte del metodo berlusconiano sospettato, sempre a ciel sereno, di dittatura, il rivoluzionario “il Fatto Quotidiano” va a pubblicare la bufala di una bufala: l’arrivo in produzione del “Letenox” un nuovo psicofarmaco che fa dimenticare. Certo, si tratta di una “pillola misteriosa”. Come la giornalista credeva di aver capito, non uno psicofarmaco che rimuove i traumi, irremovibili in quanto già dati, ma, almeno, il ricordo, la memoria di quei traumi come precisa e approfondisce lo psicoanalista Luigi Zoja con maggiore precisione di sperticamento professionale che va dalla tragedia greca ai persiani e perfino al divieto di sposarsi per le vedove. Uno psicofarmaco che “può fare reset nella mente”. E che c’è di meglio, in una situazione dove il regime e i suoi leccaculo più o meno recalcitranti tragedie, stragi e sangue da fare dimenticare ne hanno veramente tante. Immediato, sempre su Internet - e chissà che non sia un’altra bufala! - il chiarimento: si tratta di uno spot che pubblicizza una merce esistente attraverso un’altra inesistente, nel caso uno psicofarmaco resettante la mente assunto da “il Fatto Quotidiano” prim’ancora che uscisse nelle farmacie fino al punto d’avergli fatto dimenticare di quanto questa bella trovata di Internet sia la bufala delle bufale perfino per gli esperti del mestiere giornalistico. Ma cosa volete che sia per la mano di questi rivoluzionari armata di Internet e della bufala della tanto osannata democrazia.
Ma giusto giusto quel giorno del 3 ottobre 2009? Ce n’erano tanti psicofarmaci e tanti modi di mostrare come si conducono i sudditi all’oblio e attraverso i quali avrebbero potuto dare ancora mostra, se non altro, di un fittizio giornalismo libero?!? Giusto giusto quello psicofarmaco inesistente dovevano andare a pescare una giornalista che, come il diavolo con l’acqua santa, vuole sposare la Scienza con la Psiche e uno psicanalista con la fregola di occupare, anche solo per tempo del marcire d’un giornale, le scene da prima donna? Eppure, quella invece è proprio una bella notizia. Ma il problema sta veramente nel capire se il “Letenox” sia uno psicofarmaco nuovo o meno, autentico o bufala? Cosa ce ne può mai interessare se mentre discutiamo su una pillola misteriosa già per la giornalista quello che quell’articolo, andando al di là della sua più o meno supposta bufalità, ci viene a raccontare è ciò che succede non solo per un numero abnorme di psicofarmaci ma anche per una vera e propria mala e istituzionalizzata costumanza sociale all’oblio? Se non sarà il “Letenox” ad arrivare ne sono arrivati tanti altri e ne arriveranno altri ancora nelle farmacie e nei servizi della Salute Mentale. L’hanno chiamato come l’hanno voluto chiamare e li chiameranno ancora come e quando vorranno in una messaggistica esplicita o subliminale e a promozione di una merce che non ha prezzo: la produzione di pace sociale. Ma allora un fatto c’è e va al di là della notizia d’un giorno: produrre impunemente sonniferi per dimenticare anche la sola speranza della guerra sociale e necessari per spacciare a caro prezzo la pace sociale della sanguinaria democrazia. Un fatto che ci vorrà ritrovare ancora incapaci di alzare un dito al di là di una pagina come quella che il giornale “il Fatto Quotidiano” ha dedicato, pur involontariamente, all’argomento? Fino a quando la solo speculare arroganza di potere non deciderà di far saltare anche a loro quel solo tentato dito. Allora stiamo parlando di un altro fatto e non certo di quello che compri al mattino e cestini la sera soddisfatto dall’illusione che almeno qualcuno che la sa troppo lunga la rivoluzione la sta facendo se non altro telematicamente: il primo e peggiore bavaglio della stampa e, prima ancora, del libero pensiero. Solo il bavaglio di un colore diverso, un bavaglio nero a pois grigi.
Quell’articolo allora è un bell’articolo solo se noi volessimo portarlo al di là da dove una giornalista e uno psicoanalista avrebbero voluto condurlo.

martedì 29 settembre 2009

HACK: «UN VERO E PROPRIO SEQUESTRO»


MARGHERITA HACK
"Appello per bambina sequestrata!"
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Alcuni siti hanno già riportato di Margherita Hack un “Appello per bambina sequestrata!

Al di là della retorica dei Diriti Umani in cui non abbiamo motivo di credere.
Al di là della “legalità” e di ogni codice strumenti creati esclusivamente per mantenere e garantire una società fondata sul dominio dello Stato sugli esclusi.
Al di là della probabilità che la Hack, vogliono dire, lavorando con le stelle, abbia perso qualche colpo, il suo “Appello per bambina sequestrata!” qualche dubbio ce lo suscita… e anche più di uno se consideriamo le Istituzioni che sono entrate in gioco sicuramente per risolvere i problemi di una bambina e della sua famiglia.
“Aipsi-med” aggiunge qualche dato in più: Trieste. La bambina sarebbe stata sottratta ai genitori dalle istituzioni, per presunta malattia mentale della madre.

Ma lasciamo perdere quello che la nostra malignità ci fa pensare e sentiamo quello che ci racconta la Hack. Sono tutti colpi persi?

Ai seguenti indirizzi troverete l’appello.


http://www.youtube.com/watch?v=wjer8KzSKjQ

http://www.meetup.com/Grilli-Milano/boards/view/viewthread?thread=7758793

http://sanita.altervista.org/bambinasequestrata.html

http://www.aipsimed.org/articolo/appello-di-margherita-hack-bimba-tolta-ai-genitori

venerdì 18 settembre 2009

FRANCESCO MASTROGIOVANNI







Sono in molti ad accorgersi di come Mastrogiovanni non sia morto di morte naturale. Non è difficile capire di quanto quella “malattia” di Francesco, che avrebbe richiesto un intervento di TSO, sia stata creata di sana pianta. Come nessuno dovrebbe sopportare che, si trattasse pure di una “malattia mentale”, un manipolo di istituzioni possa permettersi e per di più impunemente di legare una persona a letto fino alla morte. Cosa non del tutto desueta in quelle che ormai non riusciamo a meglio definire che Istituzioni del Male Mentale. Di Giuseppe Tarallo, ex sindaco di Montecorice, amico di Francesco e della sua famiglia, proponiamo delle osservazioni alle quali, pur se non dettate da un punto di vista anarchico, dovrebbero prestare orecchio i responsabili della morte di Francesco. L’Anti-psichiatria dei Diritti Umani non s’accorge che Francesco Mastrogiovanni è stato ucciso precisamente per mano di chi è preposto alla difesa dei Diritti Umani? Anche le stesse istituzioni se ne accorgono. Fare il resto non può spettare certo all’apertura di un’inchiesta. Se una critica trans-psichiatrica ha la pretesa di voler andare al di là della Psichiatria e dell’Anti-psichiatria ha anche la certezza di voler andare al di là di un’inchiesta di Stato nella prospettiva che la morte di Francesco chiuda il ciclo di morte per mano dell’Istituzione del Male Mentale e in regime di TSO.

lunedì 7 settembre 2009

LAVORARE CON LE VOCI

Ron Coleman e Mike Smith


«Il perdurare della malattia mentale è un fallimento non delle persone ma della società… per non aver offerto nulla!»

Questo libro, scritto da un "paziente schizofrenico" e da un operatore psichiatrico, scuote alle radici l'albero della nostra pigrizia e ci invita a (ri)diventare protagonisti della nostra vita partendo dalla nostra esperienza; tutti noi: utenti, operatori, persone. (Dalla presentazione di M. Macario)

Ron Coleman ha passato tredici anni dentro e fuori il sistema psichiatrico inglese con la diagnosi di gravi problemi psicotici; dalla sua esperienza personale ha sviluppato un approccio alla malattia mentale finalizzato a riprendere il controllo della propria vita ed alla guarigione.
Ron è attivo nel movimento degli uditori di voci Intervoice e da tempo promuove lo sviluppo di esperienze di auto-mutuo-aiuto e la collaborazione tra operatori e utenti per costruire insieme percorsi di salute mentale.

Mike Smith è un infermiere con venti anni di lavoro nei servizi di salute mentale del Regno Unito; i suoi interessi principali riguardano il processo di guarigione dalla psicosi, I'autolesionismo e la formazione degli operatori psichiatrici affinché siano più efficaci nel collaborare con gli uditori di voci nel percorso verso la recovery. È ricercatore presso l'università dell'lnghilterra Centrale, ha pubblicato diversi libri e collaborato alla realizzazione di numerose trasmissioni radio-televisive sui temi della salute mentale.

http://www.informa-azione.info/files/eBooks/Lavorare_Con_Le_Voci.pdf


venerdì 4 settembre 2009

DI TSO SI MUORE ANCORA

PER UN ANARCHICO IL TSO È DOPPIO




Nei reparti per la Tutela della Salute Mentale si muore di TSO. Le pratiche repressive, violente e sanguinarie eseguite fino alla morte sulla pelle di Francesco, per gli psichiatri fanno parte del protocollo previsto per casi di Trattamento Sanitario Obbligatorio.

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Il 31 Luglio 2009, Francesco Mastrogiovanni, di 58 anni, viene ricoverato, contro la propria volontà presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Aveva 58 anni. Alle 7.20 di martedì 4 agosto viene trovato morto nello stesso reparto presso cui era stato ricoverato.
È stato il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ad emanare e firmare l'ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio contro Mastrogiovanni ma avrebbe potuto essere un altro qualsiasi dei tanti sindaci di questa democratica dittatura.
Secondo le cronache, dall’autopsia si evince che Francesco è morto per un edema polmonare provocato da un’insufficienza ventricolare sinistra e si rivela che il suo corpo presenta profonde lesioni a polsi e caviglie verosimilmente causate dai cordami utilizzati dai sanitari per legare una persona al letto. Anche per la procura di Vallo della Lucania, le lesioni dimostrerebbero l’allettamento forzato e prolungato del paziente in un letto di contenzione.
Non si sa, cosa che vogliamo sapere, quale malattia mentale gli abbiano trovato per rinchiuderlo fino alla morte, nel giro di quattro giorni, in un reparto psichiatrico ma per Francesco c’erano le aggravanti: «noto anarchico», personaggio «pericoloso socialmente, intollerante ai carabinieri», ribelle alla regola. Infatti Francesco fino alla fine si è professato anarchico e chi lo conosceva ne ha testimoniato i suoi comportamenti dolci, gentili, premurosi fuori dal comune. Perfino il parroco di Castelnuovo don Pietro Sacco, del quale non si possono sospettare simpatie anarchiche e che conosceva Franco da 37 anni, ha apprezzato i suoi sentimenti nobili, il suo attaccamento al senso della giustizia e l’attenzione che mostrava verso gli ultimi.
Anche quest’ennesimo TSO ha avuto le caratteristiche più di un attentato terroristico che di una pratica sanitaria dell’Istituzione psichiatrica contro un individuo a cui è stata certamente diagnosticata una malattia mentale ma nei confronti della quale era stata promessa cura e assistenza. Infatti la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall’inizio di luglio per le vacanze estive» con uno spiegamento di forze dell’ordine e di armi degno dell’arresto improbabile di un boss della camorra ma solo per dar seguito a un’ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Puntuale la replica degli psichiatri: «Finora sono state scritte solo falsità». «Contestiamo quanto finora pubblicizzato a mezzo stampa perché destituito di qualsiasi fondamento - ha detto Antonio Fasolino, insieme a Francesca Di Genio legale del primario di Psichiatria, Michele Di Genio - Il professor Mastrogiovanni è giunto in ospedale a seguito di una emanazione di un'ordinanza di "trattamento sanitario obbligatorio" da parte del comune di Pollica. I sanitari dell'ospedale di Vallo della Lucania hanno seguito il protocollo previsto per casi come questo».
Il pm nel suo atto di accusa dice che «Hanno ucciso un uomo in un letto di contenzione».
Francesco era un anarchico e un vissuto da anarchico aveva avuto e non è la prima volta che un anarchico, dove non viene ucciso misteriosamente, finisce in trattamento psichiatrico. Nonostante ciò dire che Francesco abbia avuto un TSO perché anarchico sarebbe negare che tali trattamenti non sono riservati solo agli anarchici o ai “non omologati”; sarebbe come tenere in scarsa considerazione che di TSO muore tanta gente che niente ha a che vedere con l’Anarchia. Nello stesso tempo vogliamo evidenziare e denunciare che se tale trattamento, propriamente con quel tipo di protocollo, è quello riservato a tanta brava gente, quello riservato a Mastrogiovanni è un TSO doppio.
Non siamo certo in tempi di Psichiatria manicomiale né di ospedale psichiatrico. La morte di Mastrogiovanni è avvenuta all’interno delle solo diversamente autoritarie strutture della Salute Mentale. Che cosa si vorrebbe poter conservare di tali moderne nonché democratiche strutture di dominio sanitario che promettono tutela e garantiscono la morte? Niente. Proprio niente. La stessa dignità e lo spirito di abnegazione di quella minoranza dallo sguardo diverso sulla follia sono già periti sotto una mangiata di povere nella stessa sepoltura che ha seppellito Franco come tanti altri individui travolti dalla scienza psichiatrica.
A quando l’avvio di un processo di distruzione delle attuali invisibili ma più spesse mura della Salute Mentale dove la nostra vita viene consumata prima ancora di essere stata usata?
Gaetano Bonanno


martedì 25 agosto 2009

UN PUNTO DI VISTA TRANS-PSICHIATRICO


Dal pregiudizio psichiatrico alla nuova religione democratica del pregiudizio anti-psichiatrico. Una critica trans-psichiatrica.

A Marzo 2009 è uscito, per le edizioni Nautilus, un opuscolo di Maria Rosaria D’Oronzo e Paola Minelli, “Sorvegliato mentale – Effetti collaterali degli psicofarmaci – Manuale d’uso”.
Nessuna teoria sgrassatrice è riuscita a rimuovere calcaree incrostazioni che dalla Psichiatria si sono accumulate nell’Anti-psichiatria.
L’apologia, sotto qualsiasi forma, è frutto di una cecità di potere che non ci dovrebbe appartenere.
Che cosa mai ci potrebbe interessare la critica della sostanza al di fuori della relazione dentro cui si muove?
La critica anti-psichiatrica, più o meno medica, non è in grado di far ricomparire l’individuo dove la Psichiatria l’ha fatto scomparire.
Una critica, oltre a non essere distruttiva dell’Istituzione del Male Mentale, può perfino esserle funzionale.
La Psichiatria non è scienza ma è condivisa se la psichiatrizzazione è volontaria.
Lo psicofarmaco, che non cura ed è come un veleno, viene condiviso se utilizzato secondo un manuale d’uso anti-psichiatrico.
La lotta intermedia, in una prospettiva rivoluzionaria, si dimena tra l’aiuto e la solidarietà dell’oggi e il bisogno attuale di distruggere ogni relazione autoritaria e delle Utilità.
Una critica che motivo ha di dirsi anti-psichiatrica se oltre a non essere distruttiva utilizza, pur con mezzi diversi, lo stesso linguaggio della Psichiatria?
Perché l’Anti-psichiatria partecipa della diagnosi differenziale della Psichiatria?
Nella relazionalità che si fonda sulle Utilità c’è sempre la complicità di una servitù volontaria.
La ricerca affannosa di una psichiatria pregressa distoglie lo sguardo dalla realtà degli attuali Dipartimenti.
Dialogo e sostanza, pur di natura diversa, rimangono elementi in una dinamica relazionale che ne incrementa le potenzialità autoritarie e ne affievolisce quelle libertarie ed emancipative o viceversa.
Una prospettiva trans-psichiatrica contro ogni religione e contro la religiosità della critica.

venerdì 10 aprile 2009

SORVEGLIATO MENTALE

Assumere o no una sostanza psicoattiva, un neuroplegico, come ogni altro farmaco è e deve rimanere un fatto e una questione del tutto personale. In ogni caso è sempre meglio avere quanta più consapevolezza possibile su quello che si sta o no prendendo. Molta è la pubblicità commerciale e acritica a favore degli psicofarmaci. Mentre la conoscenza degli effetti collaterali rimane monopolio custodito e manipolato di chi li prescrive, "SORVEGLIATO MENTALE" vuole essere un manuale d'uso e di divulgazione sui danni che può provocare un farmaco normalmente prescritto con una promessa d'aiuto.

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«La psichiatria non è un settore della medecina, ma della criminologia e i suoi rimedi servono a controllare; non solamente chi manifesta più di altri la propria incompatibilità con le regole di qualunque tipo, ma i milioni di persone indotte a rivolgersi agli psicofarmaci, per sedare gli effetti di frustrazioni, stress, rabbia e quant’altro affligge la loro vita.
L’introduzione e l’enorme diffusione sul mercato di nuove molecole psicoattive, il dilagare della psico-medicalizzazione su fasce della popolazione sempre più ampie sono forme di controllo importanti e pericolose che si tende a sottovalutare relegando il problema al mondo dei matti. Non può essere così quando si conoscono i dati di quanti consumano farmaci psicoattivi, o quando la lobby medico-farmaceutica tenta di introdurre l’uso di psicofarmaci per ragazzini vivaci.
I farmaci capaci di “riportare alla normalità” la vita alienata e la gravità dei danni prodotti da alcuni di essi hanno reso urgente la pubblicazione di SORVEGLIATO MENTALE, curato da Maria Rosaria D’Oronzo (Psicologa) e Paola Minelli (
Operatrice socio-sanitaria )

«Gli psicofarmaci sono droghe commercializzate in farmacia che oltre a essere spacciate ipocritamente come “terapeutiche”, sono spesso introdotte coercitivamente nel corpo delle persone in difficoltà, del diverso, di chi non si adatta.
L’enorme diffusione sul mercato di molecole psicoattive, il dilagare della psicomedicalizzazione su fasce della popolazione sempre più ampie, la divulgazione di studi circa la gravità dei danni prodotti da alcuni psicofarmaci hanno reso urgente il rifacimento di Effetti Collaterali, testo originariamente curato dal Telefono Viola di Milano, ora rivisto e ampliato.
Il proposito è quello di fornire strumenti per l’autodifesa dalla psichiatria in un’ottica realista, in cui sarebbe di scarsa utilità parlare di psicofarmaci decontestualizzandoli dall’ambito in cui sono usati. Il libro si propone come una guida di autodifesa o di uso consapevole degli psicofarmaci, in un’ottica di rifiuto della terminologia medico-psichiatrica e delle sue pratiche psico-poliziesche.

CONTENUTI
Effetti collaterali sulla società, sull’individuo, sul corpo, sulla sua esperienza e come disfarsene. Effetti collaterali di ogni psicofarmaco.
»

Comunque la pensiate su “Psichiatria”, “Dipartimento di Salute Mentale”, “Malattia mentale”, “Disagio Relazionale”, su “Anti-psichiatria”, su “Trans-psichiatria” e su quella che viene comunemente chiamata “sofferenza mentale”, Sorvegliato Mentale è un libro da leggere. Tanto più in un momento in cui l’informazione dai “non-luoghi” dell’istituzione del male mentale ci proviene esclusivamente dall’Anti-psichiatria istituzionalizzata, dalla Psichiatria riciclata, dall'industria dello psicofarmaco.
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Paola Minelli e Maria Rosaria D’Oronzo

SORVEGLIATO MENTALE

Effetti Collaterali degli Psicofarmaci

Manuale d’uso

Edizione Nautilus, Torino, marzo 2009
Potete richiedere il libro a:

NAUTILUS, C.P.1311, 10100 TORINO
nautilus@ecn.org
http://isole.ecn.org/nautilus/


sabato 31 gennaio 2009

MORTE DI GIUSEPPE CASU

Né delitto né castigo ma solo logica delle utilità
Alla faccia di ogni Diritto dei Cittadini, anche Casu è morto in Trattamento Sanitario Obbligatorio. Alla salute della retorica dei Diritti del Cittadino, i tribunali produrranno, quale che sia, anche in quest’occasione una verità di Stato. Quell’ambulante, abusivo pure lui secondo il Diritto dell’Economia, solo occasionalmente s’era imbattuto in quei sanitari. La stessa tragedia sarebbe potuta accadere in qualsiasi altro Dipartimento e per mano delle più progressiste Psichiatrie riformate. Per noi rimane non una questione di Diritto dei Cittadini. Il Diritto c’entra solo per mantenere una istituzione la cui prioritaria tensione è il controllo sociale. È in questa prospettiva che si muove l’ulteriore vergognosa sceneggiata delle udienze galoppanti. Se a qualcuno stiamo parlando, stiamo forse parlando a degli stupidi?

GIUSEPPE CASU


VERSO UNA VERITÀ E UNA GIUSTIZIA DI STATO

Che si dice di quella morte al gennaio 2009.

Solo un riporto.

Per la morte di Giuseppe Casu avvenuta nel 2006 in un Dipartimento di Salute Mentale, al gennaio 2009 ancora non si ha né verità né giustizia. Le troveranno e saranno solamente una verità e una giustizia di Stato come il Diritto dei Cittadini vuole. Vi proponiamo una sintesi della raccolta di informazioni relative alla commedia che si sta recitando sulla scena di tribunali di Stato a colpi di udienze ma essenzialmente a colpi di frantumazioni della dinamica complessa ma unitaria della morte di Casu in tanti momenti scollegati uno dall’altro fino a far perdere il senso del loro essere e appartenere ad un’unica dinamica, quella delle relazioni di dominio e della logica delle Utilità che trovano espressione anche nell’Istituzione del Male Mentale.

giovedì 22 gennaio 2009

CON LA BENEDIZIONE DEI DIRITTI DEI CITTADINI




UDIENZA PER LUCA GAMBINI
Nel pieno Diritto dei Cittadini
è morto anche Luca Gambini
A fine Dicembre 2007 Luca Gambini muore presso Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale Monteluce di Perugia.
Luca, 29 anni, di San Giusto (PG) era ricoverato presso l’SPDC (Reparto psichiatrico di Diagnosi e Cura). Ricoverato già dal 16 Novembre, il 29 Dicembre ingerisce del Metadone trovato nel repartino e muore il mattino del giorno dopo. La Magistratura apre un’inchiesta.
Tra le mille contraddizioni di sostenitori e oppositori della Salute Mentale, i servizi dei Dipartimenti continuano ad ignorare il rispetto anche di quelle pur criticabili leggi che costituiscono il Diritto del Cittadino in Salute Mentale con relative conseguenze nefaste. Per i sostenitori, responsabile è la “malattia” con annessi e connessi. Per gli oppositori, responsabile è “la Psichiatria”. Mentre si lancia il dado delle attribuzioni di responsabilità a seconda del carro sul quale si è trasportati, i Ministeri della Salute dei più diversi e variopinti Governi continuano a garantirsi la gestione del dominio vendendo servizi che più che della Salute sono servizi di morte. Sanitari, amministratori, Governi, Cittadini, utenti, Diritto? Nessuna responsabilità da attribuire loro, quanto ad una pregressa Psichiatria, all’idea che noi abbiamo di essa o a quella che abbiamo di una “malattia” della quale gli stessi medici che la diagnosticano ancora oggi non sanno dirci più di tanto.
In tal modo, più che servizi per la Tutela della Salute Mentale, lo Stato garantisce i servizi dell’Istituzione del Male Mentale che, rimasti nella logica dell’autoritarismo manicomiale di sempre, continuano a produrre morte più che salute.
È certamente un problema interpretare, in un modo o nell’altro, le problematiche del Disagio Relazionale ma, se una “malattia” ha portato Gambini in un reparto di un Dipartimento di Salute Mentale, il problema emergente è che, ancora oggi i Governi ci fanno pagare istituzioni dalle quali, una volta entrati, è difficile uscirne vivi.
Il Ministero della Salute, sotto tutti i Governi, al suo Cittadino che per un qualche motivo va a finire nei servizi del Dipartimento di Salute Mentale, da Palermo a Trieste garantisce un incremento di sofferenza che supera quella stessa attribuita alla “malattia”. Il grigiore del Diritto, che garantisce tutto ciò, qualche volta arriva al lutto della morte. E non si ferma. Con i metodi del Diritto e della Giustizia stanno riproponendo l’apertura di istituzioni solo diversamente manicomiali.
I servizi del Dipartimento di Salute Mentale, anche a trent’anni dalla “180” sono accusati di adottare trattamenti inumani nei confronti degli “utenti” e delle persone ricoverate in particolare. Lo stesso Diritto che consentì alla Psichiatria di essere il massacro che è stata, fino a costituire l’opportunità di riciclarsi nei servizi della Salute Mentale nella pluralità di Psichiatrie diverse e che consente ai Dipartimenti di adottare i “trattamenti” autoritari attuali nonostante il Diritto della “180” non è strumento al servizio dell’emancipazione e della libertà degli individui.
Ai famigliari di Luca un’udienza preliminare fissata per il prossimo 5 marzo dovrà fare chiarezza sulla morte del 29enne sangiustinese e forse la farà. Per noi nessuna inchiesta di Stato né nessun Diritto del Cittadino saranno mai le nostre ragioni.
La Redazione
«Progetto Contraria-Mente»

venerdì 16 gennaio 2009

MANICOMIO IN MOSTRA


manicomio in mostra

YVONNE DE ROSA

“CRAZY GOD”

Pazzo di Dio

a cura di


Alessandra Masolini


13 Dicembre 2008 – 2 Febbraio 2009


Palazzo delle Arti Napoli - Palazzo Roccella Via dei Mille, 60 - 80121 Napoli


giorni feriali: 9.30 > 19.30 festivi: 9.30 > 14.00 chiuso il martedì


La relazionalità autoritaria e di potere della quale quei luoghi e quelle foto sono ancora segno e testimonianza è stata ereditata e riproposta totalmente nel Dipartimento come terapeutica.

giovedì 15 gennaio 2009

PAZIENTE CITTADINO RIBELLE






In un’intervista ad Antonucci su Nautilus il diritto di decidere al Cittadino riconosciuto dai Diritti Umani. C’è bisogno a dirlo? La Chiesa di Scientology si muove nella stessa logica di potere che ha governato l’Istituzione Psichiatrica. Non sempre una diversa coscienza trova la sua occasione in una coscienza diversa. L’attualità del processo di psichiatrizzazione ci chiede una decisone, libera per carità, tra la logica di potere del Diritto del Cittadino e l’antiautoritarismo dell’autogestione delle lotte. Il Diritto ha accompagnato e sostenuto tutte le Psichiatrie tra la pratica del calcolo e l’incompatibile relazionalità empatica. Se ciò che mi fa vivere mi fa anche morire è diverso l’uso della sostanza in una logica di potere dal suo uso all’interno di una relazionalità empatica antiautoritaria. Sia dentro che al di fuori dell’Istituzione, le sostanze psicoattive della categoria psicofarmaci vengono usati generalmente più che in una prospettiva di liberazione e di emancipazione nella libertà dell’individuo in maniera oppressiva, ostacolando così, fino ad inibire totalmente, la funzione positiva e benefica che una sostanza psicotropa può avere. Anche, e soprattutto, al di fuori dell’istituzione propriamente detta, lì dove è minore il suo controllo diretto e dove il Cittadino sembra potere decidere ma anche decidere liberamente come partecipare dell’autocura e dell’autoguarigione e può accedere più facilmente alla sostanza, gli psicofarmaci svolgono un’azione repressiva attraverso un mercato sempre più in espansione. Un’azione subdola ed estesa, tesa col suo controllo a conformare gli individui agli aspetti più mortali dell’ambiente, all’Economia, alla Politica, alle utilità, fino a portare alla conclusione, funzionale al potere, che la “devianza”, la “malattia”, il cattivo e mal funzionamento della nostra personalità abbiano a che vedere e dipendono totalmente da come noi siamo fatti intimamente, tagliando, di fatto, ogni loro rapporto con la relazionalità che manteniamo con il nostro ambiente; che non dipendano tanto da una reazione ad una pressione ambientale intollerabile e che devono essere considerati e curati come sintomo dei nostri fattori “interni”. Anche lì dove una relazione tra noi e l’ambiente è teorizzata, sia all’interno che all’esterno dell’Istituzione, la sostanza continua ad essere utilizzata come strumento di controllo sociale. Anzi una tale interpretazione ha allegerito le Psichiatrie e gli psichiatri di tanta responsabilità. Oggi lo psichiatra dice: io sono un medico, mi trovo di fronte ad una “malattia”, mi occupo della cura e terapia della malattia; degli aspetti sociali della “malattia” se ne deve occupare la politica e lo Stato. Anzi, proprio perché né la politica né lo Stato se ne occupano a partire dall’odierna epistemologia e dalle odierne conoscenze, io, da solo, più di quanto faccio non posso fare. Un tale controllo, le cui implicazioni non sono oggetto di trattazione nelle presenti note, è realizzato essenzialmente anche grazie al Diritto del Cittadino, alla decisione del Cittadino. Fino ad oggi è il diritto che governa le Psichiatrie e il Dipartimento. Altra cosa è la sostanza psicoattiva in un progetto autogestionario di distruzione della relazionalità di potere in tutti i suoi oggetti e in tutte le sue realizzazioni, Diritto compreso. Antonucci in un’intervista su Nautilus pone al centro delle problematiche anti-psichiatriche il Cittadino a cui i Diritti Umani hanno concesso la facoltà di decidere. Quello che la Medicina e le Psichiatrie dipartimentali chiamano “consenso informato”. Con Antonucci le Psichiatrie e l’Anti-psichiatria s’incontrano nel consenso informato. Al di là di una critica in camicia di forza. Al di là di un’Anti-psichiatria residua un movimento in una prospettiva autonoma, antiautoritaria, autogestionaria delle lotte. La relazione empatica nella sua inutilità è immediata distruzione della relazione di potere e di dominio a partire dal dominio del Diritto.

venerdì 14 novembre 2008

RIMINI - DANNO FUOCO AD UN BARBONE



LA LOGICA DELL’ECONOMIA

NON HA POSTO PER CHI NON HA NIENTE

La logica delle utilità trionfa sulla disperazione giornaliera delle persone e sulla morte dei più deboli. A Rimini hanno dato fuoco ad un barbone. Al di là dell’imbecillità di qualche idiota che tenta di passare alle cronache come assassino, la pratica della persecuzione dei senza fissa dimora appare come un vero e proprio fenomeno dell’Economia. Una pratica che accomuna i Governi, anche quelli italiani, e gli elettori di quei governi. Certe cose, certi oggetti, certe azioni, certi individui sono veramente inutili per l’Economia per la quale rappresentano un serio pericolo. Per questo vengono attaccati doppiamente: prima come prodotto impresentabile della stessa Economia, quindi come prodotto che si rivolge contro la stessa Economia. I prodotti, le cose di una contraddizione di morte. In una dimensione economica mentre il Governo tenta di cavare utile anche dalla inutilità di un barbone o di un senza fissa dimora, l’intolleranza fatta cultura suggerisce di buttarli a mare, le teste vuote fasciste e l’imbecillità senz’altro titolo propongono il fuoco. All’interno di una relazionalità alla cui base troviamo la filosofia dell’Economia si sviluppano i comportamenti più aberranti e le azioni più atroci di alcuni individui contro altri. Quell’idiota che gli ha dato fuoco sta mostrando al mondo intero proprio quello che col suo gesto assassino voleva nascondere: l’importanza rivoluzionaria e la pericolosità che per il Capitale hanno le scelte e le azioni delle inutilità. La cultura dell’Economia è anche cultura dell’intolleranza. Se è urgente il fuoco è importante e necessario promuovere le relazioni delle inutilità e bruciare quelle delle utilità. L’Economia tiene a bella mostra i suoi oggetti utili. Un “Clochard” non è tra questi. Faremmo volentieri a meno degli utili idioti nelle mani del regime. Agli assassini auguriamo sempre una palla in fronte. Faremmo volentieri a meno anche del ritmo incalzante dell’invenzione di sempre nuove malattie mentali.

INUTILITÀ DI UN BARBONE

UN ROGO A RIMINI

venerdì 7 novembre 2008

CRITICA DEL METODO PSICHIATRICO


L'AUTORITARISMO È ANCHE
UNA QUESTIONE DI METODO

La Psichiatria che tratta di “malattie mentali”, di psicofarmaci, di TSO, di ricoveri, di diagnosi, è anche una questione di metodo. Una critica delle Psichiatrie dell’istituzione Dipartimento di Salute Mentale non può fare a meno della conoscenza del metodo per la critica del metodo stesso. Alla Psichiatria l’autoritarismo viene anche dai modelli adottati, dalle diagnosi, dalle classificazioni, dalle misurazioni. È facile una critica dell’autoritarismo della contenzione fisica o chimica. Più complicato è criticare l’autoritarismo del metodo. Dove una critica genericamente anti-psichiatrica temporeggia alla ricerca di una malattia nella lesione d’organo, le Psichiatrie introducono la dimensione fisica dell’informazione dalla quale derivano ulteriori modelli di malattia. Non per questo vogliamo giustificare il nuovo autoritarismo. Ideologia e pregiudizio prevalgono su scienza, cultura e buon senso. È anche da tanti psichiatri che proviene una critica all’ipotizzato fondamento scientifico della Psichiatria. Il concetto e il modello di “malattia” cambiano nel tempo. In campo biologico si identifica una causa necessaria, anche se non sufficiente, a determinare la malattia. Chi si occupava di “malattia mentale” era laureato in “Medicina e Filosofia”. Alla fine del ‘700 la Psichiatria si pose nel filone della Medicina. La Medicina si avvale di concetti, teorie, sistemi non congruenti con il campo di studio medico. In Psichiatria sono i comportamenti ad essere “malati” o abnormi. Il fatto psichiatrico non può essere circoscritto nell’arida descrizione del naturalista. Da qualsiasi parte si contesti la Psichiatria si contesta la diagnosi. Insuccessi nel tentativo di uno statuto più aderente alla scienza. Gli indicatori del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali) sono del tutto arbitrari. Una classificazione ateoretica frutto di un compromesso. Non si distinguono sintomi “primari” come conseguenza diretta della malattia. Nessuna correlazione tra causa ed effetti. Le classificazioni che portano alle diagnosi sono puramente intuitive e ipotetiche. La individuazione e la raccolta degli indicatori di malattia dove non impossibili sono arbitrarie. Se i sintomi rimangono alla base della Psichiatria si oppongono al principio di indeterminazione di Heisenberg. Alla ricerca della riproducibilità e dell’oggettività dei fenomeni. Tra reliability (affidabilità) e validity (validità) c’è la differenza che c’è tra il fast food e la buona cucina. Le diagnosi non sono malattie. Le misurazioni psichiatriche contrastano con i principi base della logica. Tutti i presupposti teorici delle Psichiatrie sono ancora tutte da verificare. I postulati della Psichiatria sono in contrasto con le evidenze della moderna epistemologia e psicologia. Il metodo per potersi criticare si deve conoscere. Nessuno meglio dello psichiatra sa parlare del metodo. Dove vanno le Psichiatrie. (Leggi tutto)

La Redazione

mercoledì 5 novembre 2008


«VOGLIAMO LA VERITÀ»
Ad ottobre Renata Laghi muore in un
reparto della Salute Mentale di Forlì
Il 6 ottobre scorso, a 53 anni, Renata Laghi muore per «arresto cardiaco» presso un Dipartimento di Salute Mentale, in circostanze poco chiare. A fine settembre viene accompagnata all’ospedale di Forlì per una visita. Il medico, dopo aver deciso un ricovero immediato per Renata che rifiuta volendosi ricoverare in un’altra struttura, ordina un Tso, (Trattamento Sanitrio Obbligatorio) e da quel momento in poi Roberta non tornerà più a casa. Renata è stata trovata dai suoi legata a letto, sporca, assetata. Riferiva che la maltrattavano, che la picchiavano e la umiliavano. Sul suo corpo sono state notate un sacco di ematomi. Andare per tribunali è costoso. La famiglia di Renata chiede aiuto. (Leggi l'articolo)