mercoledì 23 novembre 2016

LA STREGHE DI LENZAVACCHE



DIAGNOSI “STREGA

Inquisitori in nome di Dio Diavoli Patrie e Governi. Inquisiti in nome della Religione e della Giustizia delle Utilità. Io torneria.

A cura di
Gaetano Bonanno

 Edizioni delle inutilità - Nov. 2016

Inquisizione al di là del Tempo. Perché dobbiamo essere onesti: non è che vogliono bruciare quelle donne e quegli uomini diagnosticati come Streghe e stregoni, così, per niente o per passatempo. È il Diavolo che vogliono bruciare che in questi corpi s’è installato per invasamento e possessione. E poi, questi scrupolosi inquisitori, per questo tipo di terapia ricorrono perfino al Diritto, ad una Costituzione che è la migliore e la più bella del mondo; scritta, oltre che da Dio in persona, da tantissimi suoi uomini quali sua emanazione, suoi esecutori sulla Terra. Per bruciare il Diavolo devono bruciare quei corpi tale che morto l’animale muore pure il male. Quel tipo di Inquisizione al rogo non la troveremo più. Il trattamento del Diavolo cambia col mutare delle dinamiche di Potere. Eppure, quelle donne non hanno una religione diversa dal Cattolicesimo né hanno rinnegato Dio, né abbracciato il Diavolo. Perché ancora quella diagnosi per quelle donne? Sono, anzi, cattoliche, della stessa religione e dello stesso Dio, alle dipendenze del quale prestano servizio i diversi Inquisitori. Quello che nel fenomeno di creazione delle Streghe si evidenzia è che il connettivo della complementarietà dei perseguitati e degli inquisitori era proprio Dio. Inquisitori e inquisiti hanno una filosofia comune o, per meglio dire, una religione comune.
Nelle streghe di Simona Lo Iacono si evince un processo moderno, uno dei tanti, di creazione della Strega, rintracciabile non sull’asse del Tempo ma sull’asse Potere.

 

mercoledì 6 aprile 2016

dalla FUGA DALLA TARANTOLA alla FUGA NELLA TARANTOLA



Perché con la Tarantola e non col topo, con la pulce, con la zanzara, con il cane, col gatto? Dalla Tarantola o nella Tarantola la sorte sembrava fosse caduta sul ragno.

Già nel 1621 il dottor Epifanio Ferdinando si trovava in una controversia tra quanto aveva anamnesticamente e clinicamente rilevato nel suo paziente, Pietro Simeone, suo compaesano, e quanto sostenevano quelli che ritenevano che la puntura di Tarantola e la sintomatologia conseguente, quella di Simeone compresa, fossero solo fittizi e per niente reali. Sono queste le condizioni in cui il fenomeno del Tarantolismo poneva i suoi studiosi già nel 1621 quando il dottor Ferdinando ci volle lasciare testimonianza clinica sulla puntura di Tarantola. Al di là di Verità a buon mercato, volendo, non è cambiato molto... nella controversia. Basta andare a vedere il senso delle dimissioni del professore Imbriani dal comitato scientifico de La notte della taranta della scorsa estate.

Per concludere con il ciclo del Retablo, ci siamo chiesti, cosa avveniva nel corpo delle persone che faceva pensare, capire, vedere, credere, diagnosticare un “ictus” di Tarantola. Per meglio capire de Martino, abbiamo ancora voluto capire, non per questo sicuri d’esserci riusciti, quanto della sintomatologia dell’attuale puntura di Tarantola potesse richiamare l’antica sintomatologia in affinità, analogie, corrispondenze. Abbiamo voluto incontrare la nostra Tarantola e accogliere il lamento di sofferenza dei tarantolati che sono venuti fino a noi per donarci in custodia le loro lacrime di speranza. Nessuna pretesa se non quella di porre ingenui quesiti al monumento interpretativo del professore Ernesto de Martino.



I tre volumi del "Retablo della Tarantola" escono sull’A-Periodico online Contraria-Mente  in A-Copyright e per le “Edizioni delle inutilità”.
  








Segni sintomi effetti sulla scena del corpo

a cura di

Gaetano Bonanno

Edizioni delle inutilità