venerdì 2 marzo 2012

LA FOLLIA DEL RAGNO





Il libro con la copertina gialla porta da Rosso taranta a La terra del rimorso, da Angelo Morino ad Ernesto De Martino. Per la scandalosa omosessualità pur se, come il Tarantismo ma anche diversamente, cozzava contro i ritmi del modernismo De Martino non aveva individuato né nel ragno né nel Tarantismo gli orizzonti della sofferenza d’una omosessualità normalmente repressa. Questa intanto di già era caduta nel trattamento psichiatrico dove non avesse lasciato la pelle nelle violente strade dell’abiezione. In ogni caso era meglio essere morsi dalla taranta dietro la quale si celava una condizione socio-culturale che riconoscere alla base del Tarantismo anche la possibile tragedia di un’omosessualità repressa. Possibilità non riconosciuta da De Martino che diventa, per Morino, una provocazione che lo porta dal Piemonte fino nel Salento e negli stessi luoghi dove l’etnologo aveva condotto la sua ricerca e dove riscontra che il profilo di molti tarantati è lo stesso profilo di rispettivi omosessuali. Egli evidenzia come, dichiarato il Tarantismo un fenomeno delle donne, l’etnologo abbia escluso dal fenomeno sia uomini che omosessuali. Esclusione non casuale, per un attento osservatore come De Martino, ma sinistramente determinata. Morino nel Salento trova che il progetto della liquidazione del Tarantismo in tutti i suoi aspetti ha portato i frutti sperati dalla Modernità. Non certo quelli sperati dai bisogni delle comunità del Salento. Trova pure che il ragno è finito in Psichiatria. Se per le comunità pugliesi il ragno era la causa dell’enorme sofferenza che portava al Tarantismo, per De Martino questa causa non era da ricercare nel ragno quanto in una repressione sessuale e sociale che colpiva il sesso femminile in contesti sociali arretrati al punto che l’etnologo riteneva che i tarantati fossero selvaggi. Un tale legame di causa ed effetto evidenzia un punto di vista deterministico comune tra i tarantati e De Martino. Nella reinterpretazione del Tarantismo la conclusione di De Martino rimane deterministica dove il ragno viene sostituito dalla cultura che non ha né la stessa forza in senso terapeutico comunitario né la stessa funzione del simbolo. Pur se nella stessa logica deterministica l’oggetto/ragno si può anche uccidere nell’oggetto/simbolo, ma come si distrugge la cultura nella miseria della subalternità? Come si distrugge la borghesia alla base della subalternità delle classi contadine? Non si distrugge; non si deve distruggere. Si deve lasciare avanzare col modernismo e fargli spazio lì dove può trovare delle difficoltà. Gli usi e costumi delle comunità pugliesi dei tarantati, che poi altro non sono che la vita per quelle comunità, sono state individuate, additate, squalificate ad ostacolo per il progresso galoppante della Modernità. Parlava della borghesia, di classi, ma per De Martino non sembra che l’arretratezza delle classi contadine del Sud fosse da addebitare ad un rapporto di classe ma alla chiusura delle classi contadine al progresso e alla Modernità. Le letture e le interpretazioni del mito cambiano ma De Martino, abbandonando il mito e le sue possibilità di diversa e svariata lettura, entra nella vita delle comunità dei tarantati con un’azione in una prospettiva: intervenire attivamente per una liquidazione anticipata e attiva del Tarantismo. Fino a quel momento il Tarantismo era stato un fatto culturale, da allora in poi diventava un fatto di Neuropsichiatria. Ecco come allora si presenta la liquidazione del Tarantismo: come l’annientamento della cultura della comunità del Salento. Non certo liquidazione della borghesia e della logica del Capitale ma promozione di un progresso sulla testa delle popolazioni e degli individui. Forse, come una volta la Terra, la taranta avrebbe finito di essere al centro dell’universo; scalzata dalla famelicità e dalla voracità della tecnologia, del progresso, del Capitale, sostituita da una categoria nosologica e diagnostica, nuova maschera sul volto di una nuova non meglio identificata e definita entità nominata “malattia mentale”. I tarantati ricorderanno nei barbieri, nei becchini, nei muratori i loro terapeuti la cui insistenza ritmica di mani, strumenti e cuore palpitanti su corde, pelli d’animale scuoiato e strumenti soffiati riusciva, all’interno di una relazionalità empatica e comunitaria, a sollevarli dalla malattia; i “malati mentali” negli psichiatri manicomiali ricorderanno i mille trattamenti della tecnologia della relazionalità autoritaria di Dominio; le comunità, più o meno vicine al Tarantismo e noi stessi, di De Martino non dobbiamo dimenticare la terapia proposta. In tal senso è necessaria un’opera di smitizzazione e di disvelamento della rimozione. La critica di Morino ha lavorato in tal senso. Dei due autori non capiremmo bene Morino se non avessimo letto La terra del rimorso.





LA FOLLIA DEL RAGNO (Leggi)





La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud



Ernesto De Martino


il Saggiatore S.P.A., Milano 2009; Saggi





Rosso taranta



Morino Angelo
Editore Sellerio Palermo 2006; collana La memoria












venerdì 5 agosto 2011

DOSSIER - NO!!! CONTENZIONE


NO!!! CONTENZIONE


La libertà potrebbe essere terapeutica


Di fronte ad una multiforme pratica della contenzione più manifesta ed evidente in alcuni piuttosto che in altri settori della società, sostenere che la libertà è terapeutica comincia ad essere veramente uno scherno per gli uomini. Molto di più per quelli che continuano a morire, corporalmente, tra le galere e reparti psichiatrici di questa libertà e per quelli che, non riuscendo a morire totalmente, nelle stesse Istituzioni della libertà vengono ridotte dolcemente, quasi senza accorgersene, ad una più che tremenda morte sociale.
Siamo lontani. Troppo lontani, non solo dalla libertà ma perfino dalla più labile fiammella della libertà. Potrebbe esserlo ma l’attuale Istituzione della Salute Mentale è lontana da ogni pur minima tensione verso la libertà. Le oasi, negativo d’una macchia tumorale in un corpo sano, pur nel loro contraddittorio significato, non riescono a mostrarci l’effigie di un’Istituzione malata al punto da crepare. Anzi ci mostrano il corpo sano e resistente di un’Istituzione che si può, a buon Diritto, permettere di contenere le persone fino alla morte e perfino di gridare che la libertà è terapeutica. Che la terapeuticità della libertà, dove di libertà non si può parlare, sia retorica spacconeria oltre che scarsa considerazione dei livelli sempre più intensi di autoritarismo, è cosa troppo evidente, specie da parte di chi in mano alla Psichiatria della libertà ci ha perso la vita. Ma è in una tale conclusione da conto in banca che sta la fonte di tutti i mali delle democratiche Istituzioni, diversamente totali, della contenzione? Certo che no. È che, al di là di quella conclusione dal sapore più che garibaldino, troviamo la filosofia e la pratica del riformismo – una delle più temibili forme dell’autoritarismo – che niente possono avere a che spartire con la libertà né tantomeno con il suo potenziale terapeutico. Proprio quel riformismo, ingannevole promessa d’un dolce e graduale approssimarsi alla libertà, che, da una riforma all’altra, pur nella mutazione, ha lasciato liberi gli aspetti più autoritari della Psichiatria di sempre. Compresa la pratica della contenzione che, ancora nella democratica e libera Salute Mentale, si manifesta in diverse e numerose forme, non ultimo come contenzione fisica e meccanica.
Osservazioni, opinioni fuori moda, le nostre. Incompatibili! Immorali; non etiche, non deontologiche. Incivili, non democratiche. Non libertarie. Al di fuori di ogni Diritto e di ogni filosofia del Diritto. Se più vi piace, folli e più che folli.
È evidente che i mal-trattamenti da cronaca nera che, magari incominciati con un TSO, si protraggono con diverse forme di contenzione fino alla morte, dopo giorni di abbandono alle corde su un letto bagnato di piscio e sangue e inzuppato di merda, non stanno sfiorando l’attenzione di nessuno… nemmeno dell’Etica che, nei suoi codici, continua bellamente a prevedere la contenzione.
Potremmo non dire una parola. Potremmo tacere. Senza per questo vedere sciogliersi da sole le corde e dileguarsi le catene. Potremmo prosciugare le nostre acque spese in sudore e sputare sangue fino all’anemia della morte senza per questo convincerne uno sulla vergogna del contenere l’individuo. La vergogna si vive, non si racconta. Potremmo rivolgerci al Diritto e ai suoi cultori senza per questo sopravvivere alla contenzione come è successo a Giuseppe Casu e Francesco Mastrogiovanni che alla Salute Mentale non avevano chiesto nemmeno aiuto: sui loro corpi hanno prima realizzato una contenzione sociale, poi una contenzione ambientale, quindi una contenzione fisica meccanica… per finire in una contenzione chimica psicofarmacologica? No. Non avevano ancora finito. Per finire nella contenzione d’una bara. Hanno molto più semplicemente contenuto le loro membra fino alla morte. Ma questo volevano? Sì; proprio questo. L’hanno perfino teorizzato. Per la contenzione non hanno guardato né prezzo né interessi.
Dopotutto, ogni rivolta, collettiva, di gruppo o individuale che sia, non è l’atto di follia di chi, dopo una notte insonne, arma la sua mano cieca.
Ai “sopravvissuti”, ai “pazienti”, agli “utenti”, alle famiglie, agli psichiatri e agli anti-psichiatri d’ogni tipo, ai riformisti sfegatati vecchi e dell’ultim’ora, ai cantanti della malattia e della terapia, a tutti gli operatori sanitari, al mondo intero: col Diritto non ce la facciamo.
La forza di quelle oasi va trovata oltre il Diritto e suo malgrado; nelle persone che si sono spinte in una relazionalità empatica incompatibile con ogni forma di Diritto che è sempre Diritto del più forte.
Chiudere la persona in un reparto psichiatrico, rinchiuderla in una contenzione psicofarmacologica, legarla a letto. Questo hanno fatto e, quasi routine, è questo quello che fanno. Sconcerta l’arzigolico ballo della critica alla contenzione.
Dividi et impera, hanno posto una trappola alla nostra mente differenziando tra la contenzione del Carcere e quella della Salute Mentale. Nel dossier tutti i critici della contenzione non vogliono criticare tutta la contenzione, indistintamente; non criticano quella del carcere che sentono come giusta; sono critici di quella della Salute Mentale che solo per certi aspetti trovano ingiusta ma non al punto da rifiutarla totalmente.
Nessun digiuno sarebbe sopportabile. Nessuno digiunerebbe, cosciente che, in quella prospettiva, i Governi a cui i digiuni sono oggi dedicati, li spingerebbero, senza dubbio né esitazione alcuna, fino alla morte. Ma quella è un’altra cosa: è la lotta nella dichiarata prospettiva di una vita senza nessuna forma di contenzione, senza né Carcere né Manicomio. Lotta contro tutti i metodi dell’autoritarismo, quindi anche contro il riformismo.
Le premesse e le promesse di ogni riforma psichiatrica non sono mancate; quella del 1904, quella del 1978. I riformatori si sono sempre lasciati uno spiraglio per la pratica della contenzione giornaliera. Quello spiraglio che ha fatto sì che, ancora oggi, anche in Salute Mentale, si praticasse l’aberrante terapia della contenzione nonostante i riformatori siano tutti contro la contenzione.
Un’accezione, una delle tante, il verbo “contenere” ce l’ha. Ignorata. Non c’è tempo né denaro. Di tutt’altra natura, in tutt’altra prospettiva, in tutt’altra relazionalità, in tutt’altra logica. In una metodologia che nulla può avere a che vedere con l’Istituzione, con l’autoritarismo, con lo Stato.
Il nuovo Manicomio, come il vecchio, si fonda sull’eccezione. Su quell’accezione e quell’eccezione che tutti i riformatori, promettendo d’annullare, hanno da sempre conservato. La contenzione fino ad ora è stata solo riformata per meglio contenere. Fino a divenire contenzione con scienza e coscienza. Fino a giustificarsi e rivendicarsi quale apprezzabile pratica da incardinarsi nel percorso terapeutico. Al di là delle sbarre ferrate, questa continua dentro i reparti blindati, dentro le camicie di forza psicofarmacologiche, dentro i lacci e le corde che legano la gente nel letto dei reparti della Salute Mentale fino alla morte. C’è ancora un’altra contenzione: ogni segno della manicomializzazione viene riletto e diagnosticato come sintomo della “malattia” che galoppa; ogni denuncia della contenzione diventa il segno della necessità della contenzione. Anche quella dei morti nei reparti della Salute Mentale.


La Redazione


domenica 26 giugno 2011

DI CONTENZIONE SI MUORE






CHI SARÀ IL PROSSIMO?





Negli ambienti della Salute, la pratica della contenzione continua senza sosta e senza tregua. Non ci sono dubbi che la Medicina psichiatrica abbia tradotto la contenzione dal Manicomio alle Aziende Sanitarie che hanno spensieratamente gradito. Non c’è Diritto né Costituzione che la possano impedire né sospendere. Non c’è professione sanitaria che non la rivendichi come importante e necessaria sua pratica. A niente valgono i profili professionali che non la prevedono ma la rivendicano. Non c’è dignità umana che la possa mettere in dubbio. Non c’è filosofia che dal dubbio sia riuscita a deporla concretamente nei musei delle pratiche psichiatriche desuete. Non ci sono codici deontologici che non la riconoscano come pratica etica. Se la ricerca e la cronaca nera di tutti i giorni dimostrana che le forme di contenzione sono diverse: contenzione sociale, contenzione ambientale, contenzione fisica meccanica, contenzione psicofarmacologica, allarmati, ci dovremmo rendere conto della condizione in cui si può venire a trovare una persona che avesse bisogno dell’assistenza della Medicina psichiatrica. Ci dovremmo rendere conto dell’urgenza della lotta per la sospensione di ogni forma di contenzione istituzionale per riprenderci la vita e la salute in una metodologia della relazionalità empatica che alla contenzione fisica prediliga, promuova e pratichi il contenimento umano, emotivo ed affettivo. Non ci sono dubbi che un individuo, qualche volta, in un momento di perdita di se stesso, preso dal delirio, non sappia più quel che pensa, quel che dice, quel che fa, o sentendosi aggredito e terrorizzato nelle sue allucinazioni, si difenda in una tensione distruttiva ciecamente rivolta. Non ci sono dubbi che questo individuo abbia bisogno di comprensione e contenimento umano. Non ci sono dubbi che di tutto può avere bisogno che di contenzione. Non ci sono dubbi che, in qualsiasi posto questi si trovi, non vorremmo stare a guardare creando terra bruciata e un ulteriore deserto attorno ad un corpo che brucia d’angoscia e di paura. Non ci sono dubbi che, né favorevoli né contrari al suicidio, non amiamo né favorirlo né vietarlo, mentre scegliamo di accompagnarci con quell’inividuo in una relazionalità empatica che possa raccontarci della vita e distrarci dalla morte che può sempre aspettare. Non ci sono dubbi che potremmo essere in possesso di tutte le conoscenze, di tutti i metodi, di tutte le pratiche, di tutte le strategie per farla finita una volta per tutte con la contenzione. Non ci sono dubbi che il calcolo dell’Economia, delle Utilità ci priva di ogni risorsa necessaria ad uscire dalla contenzione fino a privarci di noi stessi. Non ci sono dubbi che in Sanità la pratica di contenere i corpi della gente, legati e abbandonati fino ad una morte atroce, è teorizzata, insegnata nelle scuole e nei corsi di formazione e applicata col plauso del democratico Diritto. Non ci sono dubbi che il Diritto abbia saputo mantenere, proteggere, garantire la contenzione prima nel Manicomio poi nella Salute Mentale. Non ci sono dubbi che in Salute Mentale si continua a morire di Stato e di contenzione. Sarà proprio un’inchiesta che ritornerà a celare la verità cercata. L’ultimo atto col quale il Diritto ucciderà una seconda volta la persona già assassinata con la contenzione psichiatrica. E non vengano a raccontare che è un incidente di percorso. Chi sarà il prossimo? L’organizzazione di Gruppi Autonomi di Base contro la contenzione rappresenta la possibilità dell’azione diretta contro l’inganno del Diritto e dell’Economia. Si vede che i Governi, a conti fatti, scelgono di contenere un individuo in un letto della Salute Mentale fino alla morte, perché costa di meno, piuttosto che prendersene cura nel rispetto della libertà e della dignità umana… che costa di più. Non ci sono dubbi che siano in tanti, sanitari o meno, disponibili ad un’Economia che riduce la vita al soldo. Non ci sono dubbi che, anche noi in contenzione sul letto dell’Economia, siamo favorevoli ad ogni forma di distruzione dell’Economia.







La Redazione

martedì 14 giugno 2011

TRASFORMAZIONI





RIMINI





GIORNATE DEL LIBERO PENSIERO





MAGGIO 2011





Un contributo alle “Giornate del Libero Pensiero” di Rimini, Maggio 2011. Un punto di vista trans-psichiatrico nella prospettiva dell’autogestione della propria salute. “Progetto Contraria-Mente” luogo dell’azione e dell’autogestione trans-psichiatrica informale. Da uno sguardo diverso sulla follia ad una relazionalità empatica tra individui in condizioni di Disagio Relazionale. Per una Comunità Terapeutica Autogestita Diffusa sul Territorio quale occasione di lotta intermedia. In un più ampio movimento di lotta di liberazione sociale. Nel pantano sconfinato delle Anti-psichiatrie l’autogestione della propria salute in un arcobaleno di istanze diverse e contrastanti. Nella prospettiva della ricerca di affinità. Alla base di un progetto comune è necessaria l’individuazione di un minimo comune denominatore dell’autogestione. Né l’istituzione né l’azione in una metodologia istituzionale possono avere a che fare con l’autogestione.




Stiamo allora parlando di qualcosa di non possibile nell’Istituzione; di qualcosa realizzabile ai margini dell’Istituzione, in un territorio altro. Stiamo pensando ad una impresa di confine che non può certamente avere come suo metodo quello istituzionale. Di qualcosa che nello stesso tempo considera due punti di vista del bisogno, quello di una lotta contro ogni forma di potere e di autoritarismo nella prospettiva dell’autonomia, dell’autogestione, dell’antiautoritarismo senza la quale né la libertà può essere terapeutica né la terapia può essere libertà e quello della lotta in vista di un aiuto, un sostegno, in solidarietà, quale possibilità di azione diretta, nei confronti della persona portatrice di Di.Re., della sua famiglia e della comunità di riferimento.




Il metodo istituzionale non si coniuga con la libertà. Va bene che “la libertà è terapeutica”, va bene che occorre uno sguardo diverso sulla follia ma tutto ciò di fatto non è sufficiente ad evitare che la metodologia della manicomializzazione si diffonda sul territorio. Perché non è vero che la libertà sia terapeutica o perché non sia necessario uno sguardo diverso sulla follia? Né l’una né l’altra delle ipotesi. Molto più semplicemente perché, affinché uno sguardo diverso sulla follia sia realmente possibile e affinché la libertà divenga concretamente terapeutica per la persona, occorre che ci si ponga in un metodo che a quelle finalità possa portare; che si ricorra a mezzi, strategie e relazionalità che a quel fine possano portare.







La Redazione




domenica 29 maggio 2011

MASTROGIOVANNI UDIENZA 31 MAGGIO

PROCESSO MASTROGIOVANNI



Tribunale di Vallo della Lucania/Sa




Udienza del 31 maggio 2011 ore 14,00






La prossima udienza del processo contro i diciotto medici ed infermieri dell'ospedale di Vallo della Lucania (Sa), responsabili della morte del maestro anarchico Francesco Mastrogiovanni, legato senza interruzione per 82 ore al letto di contenzione dell'ospedale, si terrà martedì 31 maggio 2011 alle ore 14.00




(02/06/2011) - Esito udienza del 31 maggio




Il 31 maggio si è conclusa un’altra tappa per il processo Mastrogiovanni contro i diciotto medici e infermieri dell’SPDC dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania.







martedì 24 maggio 2011

AUTOGESTIONE DELLA SALUTE

GIORNATE DEL




LIBERO PENSIERO




RIMINI - MAGGIO 2011





Autogestione della salute.









L’autogestione della salute o è lotta autogestionaria contro il governo istituzionale e autoritario della nostra salute o non è.





E se l’autogestione della salute volesse riguardare la gestione diretta, in prima persona, delle pesanti e stressanti problematiche, da parte di certi individui che vivono condizioni di Diagio Relazionale fino ad una condizione di grave Disturbo Relazionale, molto spesso più che malattia?





E se l’autogestione della salute volesse riguardare «Chi non vuole avere a che fare con la psichiatria, chi non vuole essere “in carico” alla Ausl.», quegli individui, quei gruppi che non hanno fiducia nella Medicina psichiatrica dei Dipartimenti di Salute Mentale?





Questi e altri interrogativi, alla ricerca se non di una risposta immediata di una riflessione sul molto spesso abusato termine di “autogestione”, animeranno le 5 Giornate del Libero Pensiero di Rimini a partire dal 21 maggio.

















domenica 8 maggio 2011

GESÙ CRISTO NON È MAI ESISTITO




ABBIATE PAURA!!!




Non abbiate paura? C’è da tremare! Ma anche da trovare il coraggio per la definitiva espulsione di ogni Dio dalle vene. Ecco un Dio. E un Dio che non può sbagliarsi. Ecco la Bibbia come emanazione della sua verità divina. Ecco i presupposti del dogmatismo che soffoca libertà e libero pensiero. Ecco una Chiesa che ha il deposito divino della verità assoluta. Ecco le condizioni mortali per l’individuo, per la libertà, per il libero pensiero. Anche per la semplice parola. Il cattolicesimo di deliranti pensatori ne ha fatto beati e santi, di comportamenti sanguinari ne ha fatto opera dello Spirito. E questa è la Chiesa. Il portatore di un tale pensiero, anche senza conseguenze, anche senza agito, è uno che fino qualche anno fa si faceva 30 di Manicomio; oggi, il portatore di un delirio simile viene diversamente istituzionalizzato, chissà per quanti anni, ma comunque psichiatrizzato. Per non dire dei quintali di psicofarmaci che dovrà assumere fino all’eliminazione di quel delirio. Parlo di quelli nudi, solo pelle e ossa, non certo dei deliranti in abito talare. E questa è la Medicina psichiatrica. La creazione di Dei e Cristi sembra essere una cattiva abitudine dell’umanità, quindi degli individui. Creato il proprio Dio, questo prende piede, braccia e corpo salendo sul groppone dell’individuo che non riuscirà più a scrollarselo. In Psichiatria, che tipo di sintomo è questo non categorizzato delirio? Per molto meno, veramente per molto meno, tantissime persone vengono etichettate e trattate a vita dalla Psichiatria, dopo essere state ritenute pericolose per sé stesse e per gli altri. La paura, un po’ quella della vita, molto di più quella del Petere che ne voleva essere medicina, ci ha trascinato prima ai piedi di Dei, poi di Cristi vari, poi di papi, di vescovi, di imperatori, di governanti. Dove non ha potuto la paura è intervenuta la repressione divina o la repressione di Stato. Dove, da tutto quello che fanno, si evincerebbe il minimo barlume di una morale solo lontanamente condivisibile? Che follia è questa? Che follia è quella del prete o del fedele che sono convinti che il pane sia la carne e il vino sia il sangue di Cristo e che mangiandone e bevendone, non è come se ma è un mangiare e bere realmente il corpo di Cristo. Una follia santificata e venerata. E l’altra follia, in verità a confronto poca cosa, di chi si sente la Maddalena, con compiti speciali, di chi si sente Cristo in persona o di Rosario che aveva avuto il compito, attraverso quello che lui chiamava il Vangelo Essendo della Pace, di salvare l’umanità? Una “malattia”. Portata ad esempio di vita. Una follia da diagnosi psichiatrica, da TSO, dove il malcapitato è imbottito di psicofarmaci, legato a letto e modernamente istituzionalizzato. Dove se sarà meno fortunato, come lo è stato Mastrogiovanni, morirà assassinato.




Attraverso la storia della Medicina psichiatrica ricercata sulla carne dei morti e dei sopravvissuti abbiamo conosciuto il trattamento di un tipo di follia, quella della Psichiatria oggi insediatasi nelle strutture dell’Istituzione della Salute Mentale. Attraverso il lavoro di Emilio Bossi, abbiamo conosciuto l’altra vera follia, quella più grande, del cristianesimo. Il lavoro di Bossi è di grande attualità in una condizione, come quella attuale, dove la paura e la repressione poliziesca e democratica hanno raggiunto livelli sempre più alti; condizione ottimale per la creazione di santi, di beati e dittatori. Fino alla scomparsa di Cristo nel nulla. D’altra parte, dal nulla era venuto, quel che, più che dare origine al cristianesimo, era stato creato solo dopo secoli di vita del cristianesimo.




Abbiate paura. Del Cristianesimo, d’ogni religione e d’ogni fede. Non d’ogni discorso di follia ma d’ogni relazionalità autoritaria: il cristianesimo è tutto fondato e cresciuto sulle nostre paure e sulla relazionalità autoritaria presa a modello per la relazionalità umana. Fondato sull’apologia della Utilità nei confronti della quale tutto il resto, l’universo tutto, uomo compreso, è inutile.




Ma la Medicina psichiatrica che c’entra con la fede e col cattolicesimo?





RECENSIONE



GESÙ CRISTO NON È MAI ESISTITO



AUTORE: Bossi, Emilio




CURATORE: Bonanno, Alfredo



DIRITTI D’AUTORE: no



TRATTO DA: Gesu Cristo non e mai esistito / Milesbo (Avv. Emilio Bossi).




Ragusa: La Fiaccola, 1976. – XI, 224 p.; 21 cm.



Quella che vi presentiamo è la copia distribuita dal “Progetto Manuzio” [http://www.liberliber.it/]



LA Redazione del "Progetto Contraria-Mente"





martedì 19 aprile 2011

PROCESSO MASTROGIOVANNI








«non sono state rinvenute le linee guida»



Si tratta di regole da rispettare da parte dei sanitari durante la contenzione a letto.



La contenzione a letto non è prestazione sanitaria, non è prestazione assistenziale.



È ritenuta atto medico e viene prescritta dal medico. Fino a questo momento non risulta che nessuno di quelli che sono stati lagati a letto dalla Salute Mentale abbia dichiarato quella pratica come terapeutica.


A Vallo di Lucania si muore senza linee guida


al Niguarda di Milano si muore con le linee guida


in ogni caso si muore di Salute Mentale


in ogni caso si muore di Stato.






Udienza del 19 aprile 2011






La Redazione

lunedì 18 aprile 2011










Commovente di come, a dispetto delle denuncie degli “incompatibile” vari, in Salute Mentale le persone vengano prese in cura con autentico amore. Ha goduto di tali cure anche un minorenne presso un “repertino” di Psichiatria di Enna. Le Istituzioni alla Psichiatria giustapposte in amorevoli cure sono veramente tante. Hanno lavorato armonicamente e senza badare a spese per rendere a Natale le amorevoli cure che ogni essere umano merita in condizioni di sofferenza. Per non dire che gli operatori sanitari che hanno avuto in cura Natale, in tutte le loro azioni assistenziali non hanno avuto bisogno di ispirarsi ai codici deontologici della professione, alla deontologia umana, ma si sono seriamente e scrupolosamente attenuti al Diritto, alle leggi, alle linee guida aziendali, nazionali ed internazionali. Quei sanitari e la compagine con la quale si sono relazionati, nel loro indubitabile ossequio alla professionalità ma prima di tutto all’umanità, stanno garantendo un ottimo servizio all’Istituzione della Salute Mentale assicurandole nello stesso tempo la stessa lunga vita che nemmeno il Manicomio s’era potuto permettere. Finalmente siamo veramente fuori dalla manicomialità. Ci associamo al rammarico della Direzione del dipartimento Salute Mentale per essere accidentalmente incappata nei dissapori delle male lingue che hanno messo in dubbio la compagine dell’Amore. È stato proprio il Direttore in persona a sostenere che se c’è stato “accanimento” è stato solamente in Amore: le forse dell’Ordine hanno operato «amorevolmente ed in collaborazione con il personale del reparto». Tutti hanno fornito prestazioni sempre con «tentativi amorevoli».



LE AMOREVOLI CURE DELLA SALUTE MENTALE


È EMOZIONANTE L'AMORE DELLA SALUTE MENTALE


ENNA - LA CONTENZIONE FISICA È L'ATTO D'AMORE DELLA SALUTE MENTALE




La Redazione

mercoledì 13 aprile 2011

TERAPIE DISABILITANTI





TERAPIE PSICHIATRICHE CEREBRO-INVALIDANTI





Farmaci, elettroshock e compagine psicofarmaceutica




Autore: Dott. Peter Breggin




Editore: Springer Publishing Co.




Anno: 2008




Nuova edizione rivista ed aggiornata




Psicofarmaci tra miracoli e nocività cerebrale. La Medicina psichiatrica per la Salute Mentale investe sempre più sullo psicofarmaco quale intervento elettivo. Quella che per la Salute Mentale italiana è Medicina secondo le EBM, per molti psichiatri USA è una pratica invalidante del cervello. Per lo psichiatra Peter Breggin si tratta di una “infame realtà”. Quella della Psichiatria che comunque non opera da sola ma all’interno di una più ampia organizzazione di Potere.




È la compagine che organizza l’industria psicofarmaceutica americana considerata come polo avanzato nella promozione e nell’impiego di psicofarmaci per la cura dei disturbi mentali.




Un libro di un cinquecento pagine; né una prima colazione né uno spuntino a merenda. Non un taccuino da viaggio né un romanzo per gli ombrelloni d’agosto. Meglio così. Una critica alla moderna Psichiatria. Relativamente ai danni da psicofarmaci diagnosticati come sintomi della malattia che galoppa, lo psichiatra Breggin qualcosa dentro quel malloppo l’ha messo. Basta dare un’occhiata all’indice, che abbiamo volutamente lasciato in lingua, per rendersi conto degli argomenti con i quali motiva quella che definisce una “infame realtà”. Una lobotomizzazione chimica. Indicazioni su come prestare aiuto senza sostanza psicoattiva. I principi generali per una corretta sospensione degli psicofarmaci. Come “Progetto Contraria-Mente” non prestiamo giuramento su Breggin come non lo prestiamo su altri psichiatri più o meno critici. Ci incontra sul nostro tragitto e lo leggiamo come tante altre cose ed altri autori abbiamo letto. Per le conclusioni non c’è mai fretta ma rimane sempre responsabilità del lettore pervenire ad una conclusione piuttosto che ad un’altra.




Arriva a considerare anche uno dei non ultimi neurolettici messi in commercio come l’Abilify nella nuova edizione dell’opera del 2008 della quale nella presente recensione inseriamo alcuni passi significativi e l’Indice:




- Presentazione del Dott. Breggin di “Terapie psichiatriche cerebro-invalidanti”.




- Fattori psicologici che influiscono sull’illusione terapeutica.




- Invalidità di natura iatrogena e relativa contestazione nella psichiatria autoritaria.




- Terapie psichiatriche cerebro-invalidanti.




- Terapia senza farmaci.




Breggin fa un lavoro ben documentato e approfondito ma non riesce ad eludere una critica che riteniamo fondamentale nei confronti di ogni organizzazione e di ogni forma di Potere, quella contro la relazionalità autoritaria che ne è alla base. Non è certo questa critica che può sminuire il valore delle informazioni che Breggin fornisce non solo sulla Psichiatria ma anche sul suo più ampio contesto dallo psichiatra definito “compagine”. Sembrerebbe appena conseguenziale e coerente che se alla “compagine” si rivolge una critica attraverso la Psichiatria questa critica non fosse condotta nella stessa logica che fonda quella “compagine”.




Breggin nel suo lavoro introduce il concetto di “compagine”, con il quale vuole indicare le interazioni esistenti tra case farmaceutiche, ricercatori, enti statali, organizzazioni mediche e Psichiatria. Un’associazione che organizza una compagine all’interno della quale la Psichiatria si rende responsabile di quei metodi e di quelle pratiche che Breggin definisce “infame realtà”. Una compagine le cui interazioni non sono qualificabili altrimenti che come rapporti di Potere e che in una prospettiva di Potere fluiscono. Con significato del termine, Breggin non sembra includere, né tanto meno specificare, l’essenza relazionale che fonda tale compagine, che altro non è che una relazionalità di Potere, autoritaria e di dominio. Non introduciamo tale chiarimento immotivatamente quanto per evidenziare che le critiche, rivolte quasi regolarmente alla Psichiatria da più parti, non sempre si pongono in una relazionalità empatica, antiautoritaria e nella prospettiva delle inutilità. Essendo alla base di quella compagine una logica delle Utilità, una relazionalità autoritaria e di Potere, uno sfrenato cinismo, se la critica ad essa rivolta non si pone in una prospettiva delle inutilità e in una relazionalità antiautoritaria ed empatica cosa la differenzierebbe nella sua essenza dall’essenza di quella stessa “compagine”?




TERAPIE DISABILITANTI





La Redazione del "Progetto Contraria-Mente"



martedì 5 aprile 2011

CHIAMATELA DEMOCRAZIA


(Editoriale su "L'Incompatibile")



CHIAMATELA DEMOCRAZIA



Tutto ciò in una situazione in cui la democrazia si esprime in:



- uno stato di guerra continua istituzionalmente definita “missione di pace”


- deportazioni di massa


- esautoramento del Parlamento in una pratica di parlamentarismo fittizia


- capillare controllo di uno Stato di Polizia ad ogni livello


- ricchezza sempre più concentrata nella mani di pochi con la rovinosa e mortale esclusione dei più


- sindacati totalmente venduti, come sempre, al Capitale


- politici e parlamentari che, alla faccia della retorica del popolo sovrano, creano nuove leggi mentre altre ne rimaneggiano al fine di garantire la loro dittatura sfruttando l’inganno della democrazia


- uomini di potere i cui delitti rimangono impuniti al di là d’ogni prova


- carceri stracolmi della popolazione dei prima esclusi e poi messi al bando come delinquenti e lasciati a marcire nelle patrie galere


- Manicomi Criminali, campi d’assassinio a cielo aperto


- Sanità, pubblica e privata, che più che produrre salute è ormai più che chiara fabbrica di morte.



Chiamatela pure democrazia.



- Dove c’è un dittatore, più o meno camuffato, che non ha più bisogno né delle armi né della iconografia dell’ancora sanguinante dittatura fascista, anche se, avendole rinnovate, non le ha totalmente dismesse


- dove c’è un oppiaceo ma non per questo meno responsabile consenso di massa


- dove c’è un’opposizione fittizia e per dovere d’immagine che del senso della libertà non ha traccia alcuna


- dove una serie di gruppi sparpagliati praticano la retorica della coltura del proprio orticello a copertura, più o meno volontaria, di un più ampio macello sociale


- dove non sembra esserci decisione alcuna di una critica fino alla distruzione della relazione autoritaria;



questa situazione, nella sua struttura



NOI LA CHIAMIAMO DITTATURA.



Nella sua essenza, noi la chiamiamo



RELAZIONALITÀ AUTORITARIA.




La Redazione del


“Progetto Contraria-Mente”

mercoledì 30 marzo 2011

MANIFESTO DEL "PROGETTO CONTRARIA-MENTE"



È la vita, che scorre sulla via della “libertà”. Sulla stessa strada abbiamo incontrato dai più spietati nazisti ai più spietati fascisti e fino a quelli che, definitisi comunisti, strumentalizzando e utilizzando la vitale pratica della comunità spingendola in una prospettiva di Potere, hanno fatto di tutto per forzare, deformare, violentare e destrutturare il comunismo manipolandolo per assimilarlo ed equipararlo forzatamente alle loro pratiche e alla loro relazionalità autoritaria e di Potere definita Comunismo di Stato. Abbiamo incontrato i solo diversamente spietati democratici dittatori attuali dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per le camicie nere stinte d’azzurro cielo del Popolo della Libertà. Per non dire delle religioni e delle chiese varie.



Nelle trafficate vie della libertà noi accarezziamo le problematiche che caratterizzano la condizione del Disagio Relazionale, forse sbagliando, forse esagerando, forse trascinandoci dietro ataviche paure, forse rifiutandoci quando ne siamo in grado di chiudere gli occhi sulla sofferenza e morte prodotte dall’Istituzione della Salute Mentale ma mai con l’intenzione di lisciare il pelo a gente la cui vita andrebbe più dignitosamente capita e più umanamente curata. Nelle trafficate vie della libertà noi non saliamo né su carri né su predellini altrui. Tiriamo solo il nostro carro che, pur di cartapesta, è sopravvissuto ad ogni carro armato.


Solo per questo, per una libertà trattata come una escort… pardon! buttana da quattro soldi, avremmo dovuto disamorarci della "libertà"? Infatti non l'abbiamo fatto. Amiamo la libertà solo se è buttana. Ma questa è la nostra libertà. E questo è in nostro Manifesto posto alla porta del Progetto e solo per chi vuole entrare. (Vai al Manifesto)


La Redazione

domenica 3 ottobre 2010

PAOLO CIULLA





Notizie e ragguagli sul curioso caso di Paolo Ciulla



Attanasio Maria



Sellerio Editore, Palermo, 2007





Oggi, 03 ottobre 2010, Palermo, e la Sicilia tutta, mai uscite per qualità di vita e dignità umana da quelle tristi condizioni che Paolo Ciulla ci richiama alla memoria attraverso Maria Attanasio, sta festeggiando, con una città bloccata e sotto una condizione da coprifuoco, la venuta di uno dei tanti simboli e personaggi reali e concreti di quella logica di cieca fede, di Potere e delle Utilità che Ciulla lottò con tutto il cuore e tutto se stesso fino a morirne, ultimo come ultimo era nato, povero e pazzo: il Papa. Ognuno ha le sue feste. Noi abbiamo le nostre. È certo che ogni arte è falsaria e traditora ma sapere che ci sia chi dissotterra un personaggio come il Ciulla portandolo a nuova vita e nuova luce… è prima di tutto l’occasione di consapevolezza d’un’impresa etica, estetica e distruttiva. La gioia e l’estetica scaturenti dalla vita del Ciulla e dal suo romanzo sono nella speranza e nel sentimento di potercela fare… ognuno di noi perfino singolarmente preso.

martedì 3 agosto 2010

UN TAGLIO ALLA SALUTE MENTALE



Lo Stato ha trovato, finalmente, una bella trovata: non ci sono soldi. La filosofia delle filosofie dell’Economia. Saltano il Piano sanitario nazionale, i vari Progetto obiettivo della Salute Mentale, l’organizzazione dei servizi fondamentali, l’organico dei sanitari che, a seconda dei tagli realizzati e dei progetti di mungitura, vengono condotti come le pecore in transumanza da un servizio all’altro, in culo ad ogni Diritto, ad ogni contrattazione, ad ogni professione e professionalità, ad ogni qualità dell’assistenza, ad ogni richiamo deontologico, in un clima emergenziale spiegabile solo in una situazione di regime e in tempi di guerra; saltano le norme generali per l’erogazione delle prestazioni sanitarie. Il cinismo di Stato dal 1978 ad oggi ha sabotato la legge “180”. Al di là del colore dei governi. Lo stesso cinismo che sta oggi definitivamente ponendo fine ad ogni aspirazione emancipativa in fatto di salute mentale. Ma lo Stato ha anche una sua generosità per la quale questa volta porge un chiaro invito: la distruzione necessaria. Ci stiamo sbagliando? Qualcuno vorrà mancare all’invito? Siamo molto al di là di una manicomializzazione del territorio. Troveremo qual è la Utilità che spinge lo Stato a stringere i “malati di mente” in una ulteriore morsa di sofferenza? Della chiusura dei Manicomi non ne avevano fatto un emblema della democratica Italia? Finalmente una bella trovata dell’Economia. A quando l’apertura delle danze? In Salute Mentale si sta realizzando la definitiva distruzione anche di quelle che potevano apparire come gli ultimi residui di pur discutibili opportunità offerte da una pur discutibile riforma. La loro conclusione. La geniale trovata: non ci sono soldi… quindi possiamo fare della gente quello che vogliamo. Non ci sono soldi… la gente può crepare quando e come vuole e, se non ci sono soldi… è inutile lamentarsi e contestare. La nostra conclusione. Allora la pace sociale, che sta permettendo tutto ciò, è raggiunta a pieno peso? Lo Stato sta rivolgendo alla gente un invito cortese, forte e chiaro. Un invito alla distruzione necessaria senza se e senza ma. Altro che Manicomio! Non ci sono soldi! Così di quelli che la Psichiatria chiama “malati mentali” non ne faranno più un Manicomio ma ne stanno facendo quello che vogliono. La bella trovata richiede la sensibilità, l’impegno, l’intervento di tutte le associazioni, di tutti i gruppi e le individualità comunque autenticamente e inutilmente interessati alla lotta d’emancipazione dell’individuo dalle condizioni di Disagio Relazionale.

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- SALUTE MENTALE - Il cinismo di Stato pone fine ad ogni aspirazione emancipativa

mercoledì 28 luglio 2010

RISORGE IL MANICOMIO PISANI DI PALERMO

PER UNA VITA SENZA MANICOMI


PER UNA VITA SENZA CARCERI


PER UNA VITA SENZA MANICOMI CRIMINALI


Già dall’inizio dell’anno i morti delle patrie galere sono 39.



Queste stesse carceri domani saranno eretti a monumenti d’arte.



Ciò richiede una distruzione urgente e preventiva



che guardi non alle Utilità dello Stato



ma alle inutilità della vita.

«SI PUÒ RAGIONEVOLMENTE AFFERMARE»

In una logica delle Utilità mai sovvertita

in una relazionalità di dominio mai dismessa

risorge il Manicomio Pisani di Palermo

Arrotolato a palla nudo in mezzo al corridoio era una specie di pezzo di legno con le spalle al muro la testa fra le gambe le mani sulla nuca e i coglioni piagati sul pavimento mentre su esso, inanimato, s’arrotolava e s’arrovellava la mente mia in una faccia sconvolta che niente mostrava di una scientifica osservazione né del mondo né della natura né della follia. Quella scienza che nel Manicomio vedeva e approntava tutto un utero. Quella scienza, e lui era scienziato della mente, che attraverso quell’omino si stava ponendo delle domande con le stesse risposte. In fondo. Fino all’utero. Mentre nella dotta disquisizione ci eravamo avvicinati a quel residuo d’essere umano, il fetore che emanava non si distingueva dal lezzo ambientale mentre meglio riuscivo a vederne l’anatomia ormai all’essenziale: mani lunghe affusolate in lunghe dita marroncino scuro bruciacchiato di mozziconi raccolti e rubati a coltellate terminanti con unghia secolari. Pelle di uno scuro indefinito colore variamente maculata. Gambe scarne piegate su se stesse finenti sul due residuati piedi neri come pece che sfilavano verso dita sormontate da artigli curvanti sotto il rispettivo dito del rispettivo piede. Una parola ch’è rimasta vuota, dimentichi ch’è stata piena di corpi e di vite umane, e vuota rimane. Che significa niente, il vuoto più vuoto, il non senso, se non ci si coinvolge in quelle mura, se non si degusta sorso dopo sorso ogni rivolo di sudore, merda, sangue e piscio, se non s’assaggiano le lacrime raccolte dai volti piagati d’un’umanità ferita. È meglio che se ne parli come d’opera d’arte, come monumento storico. Peccato che i monumenti siano eretti ai caduti in guerra dalle stesse mani che quei caduti hanno messo a terra. Tutto richiama, in uno straziante invito continuo, all’etica e all’estetica della distruzione necessaria. Tutto più che mai oggi riporta alla comprensione che niente, proprio niente, c’è da conservare. (Leggi)

sabato 17 luglio 2010

«CATTIVA PSICHIATRIA»

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Se sopravvive, non è detto che “l’utente” abbia sempre una chiara consapevolezza di cosa sia successo a lui e a lui nell’Istituzione. Che questa Istituzione sia quella del lettino privato, dell’ambulatorio o del repertino pubblico, le cose non sempre cambiano più di tanto. Niente sapeva della Psichiatria e dell’istituzione della Salute Mentale qualche tempo prima, niente, a maggior ragione, potrebbe sapere ora che, rimasto preso in qualcosa che lui stesso non si spiega, che nessuno sa spiegargli, è sempre ben disposto, sentendosi nelle mani altrui, a perdonare allo psichiatra ogni leggerezza, ogni ignoranza eretta a presunzione, ogni arbitraria interpretazione, ogni cecità, ogni cinismo, ogni mancanza di risorse che non riesce a percepire, ogni complice spavalderia che copre il cinismo istituzionale e il sabotaggio di ogni buona pratica. Eppure è sempre questo “utente”, pur nella attanagliante confusione, a raccontarci cosa ancora oggi è l’istituzione della Salute Mentale. Qualche volta non è rimasto solo. Il suo racconto è stato chiarificato e accompagnato da quello di chi, volendo guardare le problematiche del Disagio Relazionale con occhio diverso, ha saputo inoltrarsi oltre l’immediatezza percepita dalla “utenza” per spingersi fin dentro i segreti del laboratorio. Questo in ogni caso è un contributo importante. Più importante se si portasse più in fondo alle viscere dell’Istituzione, oltre una battitura superficiale che sfiora solo la polvere.
Quando Migone parla di una “cattiva psichiatria” si riferisce non alla istituzione della Salute Mentale ma alla Psichiatria medica; quindi critica non una forma di organizzazione istituzionale della Psichiatria e la relazionalità su cui questa si fonda ma una scienza e una tecnica di intervento terapeutico.
Della Psichiatria medica descrive il comportamento autoritario fino a parlare di “cattiva psichiatria”, “malpractice”, di “abuso”, di “maltrattamenti”, di psicofarmaci prescritti senza alcun criterio scientifico, di mancanza di una cultura psichiatrica, di psichiatri come stregoni. E ancora di mistificazioni propagandate dalle case farmaceutiche guidate non certo da spirito di carità e di umanità ma dalla logica delle Utilità. Non nega la sofferenza delle persone con Disagio Relazionale per prendersi cura delle quali propone una relazionalità empatica, la possibilità di progetti per una graduale sospensione dello psicofarmaco, le potenzialità della terapia della parola, della psicoterapia.
«La psicoterapia non è affatto un intervento “tecnologico”, ma “umano”, misurabile in ore di lavoro da remunerare.»
L’Istituzione è scomparsa? No; non è facile sputare l’Istituzione dalle vene anche se non è impossibile. Questa si ripresenta nei suoi nascondimenti e perfino nel suo quasi timido affacciarsi sotto forma di un sorriso “umano” da misurare in ore di lavoro e in tintinnante denaro. Si affaccia a dichiarare l’appartenenza di Paolo Migone alla casta di psichiatri e di informatori scientifici che avrebbe voluto aspramente criticare e alla stessa logica autoritaria e delle Utilità. E l’istituzione della Salute Mentale? Per questa una diagnosi si dimostra impossibile anche per uno psicoterapeuta raffinato. Nemmeno Migone sembra accorgersi che la relazionalità empatica non è coniugabile con la relazionalità di potere che, da sempre, fonda ogni forma di Psichiatria e in particolare ogni “cattiva psichiatria” e che ogni forzatura in tale impossibile connubio ad altro non contribuisce che a fondare direttamente l’Istituzione del Male Mentale. Che poi una persona in condizioni di Disagio Relazionale riesca a trarre aiuto è qualche volta possibile ma tra gli incidenti di percorso.
Il sangue che scorre ad alimentare gli interventi “umani” della Psichiatria sembra muoversi nella stessa logica di un fiume di denaro. Indifferentemente dove si prescrivono psicofarmaci e dove si prescrive psicoterapia. Di questo fiume fa parte la carità pelosa delle case farmaceutiche. Quelli che per altre specialità mediche sono progressi per la Psichiatria sono “cattiva psichiatria”. Questo ce lo racconta non il Migone comico di Zelig ma Paolo Migone psichiatra, psicoanalista e docente universitario italiano.

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CATTIVA PSICHIATRIA di PAOLO MIGONE


venerdì 2 luglio 2010

SPACCIATORI DI CARITÀ PELOSA



DEPRESSIONE?

NON FARTELA PRENDERE


LA DEPRESSIONE È UNA BRUTTA BESTIA

MALATTIA O NON MALATTIA



SE TI PRENDE



C’È SEMPRE QUALCUNO PRONTO A CURARTELA.



È UNA FORTUNA



SE LA SCELTA RIMANE TRA



IL PRENDERSI CURA DELLA PERSONA



IN UNA RELAZIONALITÀ EMPATICA E INUTILE


E

LO SPACCIO DI CARITÀ PELOSA A CARO PREZZO.



IL FATTO È CHE



IN UNA RELAZIONE DI POTERE

IN UNA RELAZIONE UTILE

IN UNA RELAZIONE AUTORITARIA



NON C’È SCELTA.

CERCARE E TROVARE

PER UNA LIBERA SCELTA.




Vede solo chi vuole sa e può.


ELI LILLY

INDUSTRIE FARMACEUTICHE

MATERIE PRIME PER

L'INDUSTRIA CHIMICA E FARMACEUTICA

http://www.lilly.it/

Eli Lilly Italia S.p.A. gruppo ELI LILLY

(Produzione prodotti farmaceutici, biologici e veterinari)

Lilly Italia è un’affiliata della multinazionale americana Eli Lilly and Company di Indianapolis (U.S.A.), che si colloca tra le prime società farmaceutiche mondiali.

Multinazionale farmaceutica di origine statunitense fondata nel 1876 dall'omonimo colonnello farmacista americano. L'anno 1988, lancia il Prozac un antidepressivo tra i più venduti nel suo campo. Vende Ziprexa, un antipsicotico e il Cymbalta un antidepressivo.

Sede Legale - Amministrativa e Stabilimento: Via Gramsci, 731/733 - 50019 Sesto Fiorentino (Fi)

Tel. 055 42571

Fax 055 4257707

Prendere l´Autostrada A1 direzione Milano ed uscire ad Aeroporto Peretola (Autostrada A11, direzione Firenze).

Proseguire per 4km circa ed uscire in Viale XI Agosto.

Percorrere tutto Viale XI Agosto fino ad incrocio con Via Sestese.

All´incrocio, svoltare a sinistra e proseguire per circa 1mk: dopo la rotonda si entra in Sesto Fiorentino e sulla strada si trova la Lilly.

ELI LILLY - Nello spaccio di carità pelosa