martedì 2 marzo 2010

FARMACI E SALUTE MENTALE

LO PSICOFARMACO NON È CICORIA

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A Roma, il 14 maggio 2004, a 26 anni dalla legge 180, si è tenuto un convegno presso l’Istituto Superiore di Sanità. Gli atti del convegno sono stati pubblicati in un libro: "Farmaci e Salute mentale". Un gruppo di psichiatri e studiosi propone, in quanto lo reputa possibile, un consumo critico dello psicofarmaco.
Al di là della raffinata teorizzazione, non c’è verso di una tangibile corrispondenza tra mente e corpo. Così parliamo della base biologica, che si trova nel corpo, di un disturbo mentale che si trova...? Dov’è la sede del disturbo mentale? Tutto rimane sulla punta della lingua mentre il farmaco deve essere praticato o ingerito in profondità, fin dentro il sangue, la linfa e fin dentro i nervi dove va ad aggiustare ciò che nella loro sostanza biologica s’era distratto.
Vogliamo ascoltare cosa ci dicono alcuni psichiatri della Salute Mentale, forse appena una minoranza, ma anche altri, ad alcuni dei quali fa riferimento anche l’Anti-psichiatria non istituzionale come Eliot S. Valenstein, David Cohen, Peter Breggin, Loren Mosher.
Dalla proposta per un consumo critico ad un’analisi del consumo dello psicofarmaco in una mentalità manicomiale. Al di là d’una sostanza una bomba economica e tecnologica.
Per un individuo che vive una condizione e situazione di Disagio Relazionale l’informazione maggiore che a lui ma anche a noi proviene è quella di una persona a cui sfugge più di prima e più degli altri una relazionalità funzionale con la propria e l’altrui realtà. Uno psicofarmaco, dall’alto contenuto di tecnologia, sfuggente ad ogni possibile e pensabile nostra comprensione, che possibilità avrà mai di ricomporre la relazione con la realtà che mi sfugge sempre più dalle mani tenendosi sempre più fuori dalla mia portata quindi dalla mia gestione?
La tecnologia non mi dà la possibilità di conquistare il farmaco, né tantomeno uno psicofarmaco che tra le sue informazioni ci dice che non cura più di un placebo.
L’Istituzione non si fa scrupolo ad estendere la pratica dell’intervento psicofarmacologico anche a bambini per i quali un’altra diagnosi è stata approntata, la Sindrome da Iperattività con Deficit di Attenzione (ADHD) e il farmaco somministrato è il Ritalin (metilfenidato).
La critica degli autori si rivolge anche agli psicofarmaci di ultima generazione che non danno i risultati miracolistici promessi.
Poi ci sono altri dati, quelli ricavati dalle stesse persone che hanno fatto uso di psicofarmaci e ne raccontano effetti collaterali, anche pericolosi, che per qualche motivo non sembrano entrare tra i dati della ricerca ufficiale o la cui rilevanza non è ritenuta tale da farli prendere in seria considerazione.
Esigenze della diffusione di mercato di un prodotto, di commercializzazione, manipolano, nascondono, minimizzano i più importanti dati sulla pericolosità di uno psicofarmaco specie quando il suo uso diventa sempre più intervento d’elezione che scarta, squalifica ed esclude tante altre modalità di assistenza e aiuto possibili, e comunque previste perfino istituzionalmente, ormai da anni, tra le buone pratiche.
Abbiamo dati interessanti: sappiamo di un paziente, addirittura catatonico da anni, che dopo l’assunzione di questo nuovo farmaco s’è alzato dal letto e s’è voluto andare a comprare il giornale. Risvegli. Non sono nuovi i risvegli in Psichiatria.
Stiamo allora considerando di qualcosa che va oltre lo stesso farmaco il cui movimento in una tensione “psi” avviene per il suo riconosciuto potere di andare ad anonimamente manipolare l’essenza più intima di un individuo in quell’archivio che, pur nella privazione di una tangibile oggettività e in un incancrenito dualismo, siamo abituati a chiamare mente.
Se c’è un consumo veramente allucinante di una svariata quantità di sostanza non ritenuta psicofarmaco e considerata illegale, non sembra che la gente abbia paura di ciò che è psicoattivo; fino al punto di decidere e scegliere di potere anche morire, e realmente muore, di sostanza.
Oggi riusciamo ad utilizzarlo responsabilmente proprio quando teniamo in debito conto dei danni che fa quando sfugge al nostro controllo? E le collusioni tra interessi legati al profitto, al mercato del farmaco e attività di ricercatori? «È razionalmente consentito, in questa situazione, dubitare del valore scientifico dei trial.»
Allora stiamo parlando di qualcosa che va al di là della sostanza e al di là dello psicofarmaco, che lo condiziona fortemente fino a determinarlo nella sua costruzione come strumento di dominio, di Potere, di Economia, fino a farne motivo più di sofferenza che non occasione d’aiuto.

FARMACI E SALUTE MENTALE
Atti del Convegno internazionale

Roma 14 Maggio 2004
a cura di Giuseppina Gabriele

Editore: Centro Documentazione Pistoia, 2005

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