giovedì 17 gennaio 2008

DI SCIAMANI ESORCISTI E PSICHIATRI



SQUARTATORI DI DIAVOLI

Spinti dall’insopportabile sofferenza allo sciamano del tempo, le sue mani si imporranno sul nostro corpo così come il suo Dio a lui ispira e suggerisce. Volendo squartare il diavolo che abbiamo posto sul suo lettino operatorio squarterà il nostro corpo. Non ci offende la sua esistenza alla quale, se nel dubbio, non troviamo alternative come sospetto non ci pone la preghiera a lui rivolta. Intanto il diavolo ha partorito e lo troviamo negli occhi di chiunque si offre al nostro sguardo. Si sentisse ognuno libero di porre i suoi diavoli ovunque più gli aggrada. Noi vogliamo sentirci liberi di non essere diavolo per nessuno.

Qualche volta nel nostro corpo accadono inspiegabili fenomeni, incomprensibili a noi che ci guardiamo e ci sentiamo, incomprensibili per chi ci guarda dall’esterno. Ci pongono in una condizione di tale profondo disagio, fino ad impedirci il quotidiano relazionarci con noi stessi e con gli altri, da spingerci alla ricerca dell’aiuto di un qualche più moderno sciamano.
A seconda dell’interpretazione che diamo del nostro disagio e a seconda di come questo è letto nella nostra cultura, possiamo rivolgerci ad uno sciamano che di volta in volta sarà il medico di famiglia, un neurologo, un medico psichiatra, uno psicologo, un prete esorcista, lo sciamano vero e proprio ce ne capitasse uno fra le mani. Ci rivolgeremmo pure a lui quando l’aiuto che cerchiamo di darci in prima persona, o quello che ci può provenire da famigliari, da amici e dagli amanti più cari, non fosse sufficiente o adeguato a sollevarci dalla sofferenza che il nostro disagio relazionale ci porta, a sollevarci dalle difficoltà che ci rendono difficile, se non impossibile, la vita di tutti i giorni.
Chiamasse ognuno come vuole questa sofferenza, la varia nomazione della quale non ha apportato ad una reale sua conoscenza, e storicamente è stata diversamente chiamata, ma in questo momento non stiamo pensando a quale nome dare al nostro disagio che ci spinge a rivolgerci all’aiuto di persone diverse da noi. Stiamo pensando al qualche volta incomprensibile disagio relazionale del nostro corpo quale occasione del corpo stesso, quale possibilità del corpo stesso di esplicarsi in un modo piuttosto che in un altro ma non per questo meno apportatore di non più sopportabili sofferenze.
Ci siamo rivolti a streghe, fattucchiere, sciamani, esorcisti, medici, psicologi, maghi, ciarlatani vari, psichiatri, stregoni, sacerdoti, fattucchiere, taumaturghi, incantatori, santi, divinatori, guaritori, stregoni, negromanti, oracoli, cartomanti, sensitivi, vaticinatori; ci siamo rivolti perfino alla vicina di casa che in fatto di disagio ne sa sempre più di noi, ci siamo infine rivolti al prestigio di sostanze varie, perfino di sostanze psicoattive più o meno naturali, per allentare la morsa dell’anonima sofferenza che ci prende alle membra, alla gola, alla bocca dello stomaco, alla testa. Tutti questi artisti, sempre aggiornati all’ultima pagina dello stato dell’arte, li abbiamo messi assieme non per la specificità del loro mestiere quanto per il fatto che, quando li abbiamo chiamati in aiuto, abbiamo loro concesso facoltà di agire sul nostro corpo.
In Occidente il nome, ci piaccia o meno, lo si condivida o meno, è stato “malattia mentale” e, dove questo appariva molto stigmatizzante, “disagio psichico”. Di fatto, tutti sentiamo il bisogno di dare in qualche modo e maniera un nome, qualunque esso sia, per porre in parola un disagio che già il corpo ha raccontato con i suoi simboli e i suoi segni.
Oggi per le difficoltà legate al disagio psichico, che a noi, lungi da ogni pretesa scientificità, fa più simpatia chiamare “disagio relazionale” che di meglio non abbiamo trovato, la richiesta si sposta, oltre che sullo psichiatra e sullo psicologo, sull’esorcista e se lo dice un cardinale forse è perché saprà quello che dice.
Il 14 Gennaio 2008, Il cardinale Poletto, intervenendo al convegno “Salute mentale e diritti”, all’Ospedale Molinette di Torino, ha notato di come sia aumentata la richiesta di esorcisti per far fronte a disturbi psichiatrici e psicologici, di come l’esorcista serve solo a scacciare il diavolo dal corpo e non a guarire dalla malattia mentale e di come la “malattia mentale” non abbia niente a che vedere col demonio né questo con quella.
Dovremmo concludere che se ci sentiamo un diavolo in corpo o ci sentiamo rincorsi dal diavolo che ci schernisce e ci insulta si può trattare di un diavolo psichiatrico o di un diavolo esorcistico. Ognuno pensasse al suo diavolo mentre chi quel diavolo se lo sente in corpo continuerà a girovagare notte e giorno in giro per l’Italia nella speranza di potergli sfuggire o nascondersi ai suoi capricci.
Mariano Bassi, presidente della Sip (Società italiana di psichiatria) non può fare a meno di concludere dicendo che l’aumentata richiesta di esorcisti per la cura dei disturbi mentali rivela la scarsissima conoscenza nel Paese della malattia mentale. La sua conclusione sembra sia stata anticipata da un’indagine Istat che già nel 2003 rivelava di quanto, in Italia, la conoscenza non solo della malattia mentale ma anche dei suoi sintomi sia veramente minima.
Dati e conclusioni evidentemente distanti dalla giornalmente sbandierata scientificità della psichiatria e degli psichiatri guaritori di tutti i mali della “mente”. Tra i dati contraddittori rimane la realtà della sofferenza di chi molto spesso rimane intrappolato tra anonimi e incomprensibili diavoli scatenati, malattia mentale sconosciuta e scientifici psichiatri.

G. Bonanno





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